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	<title> &#187; Zoolander</title>
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		<title>Ciak, si sfila!</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 17:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;">I codici della più raffinata eleganza targata Valentino c&#8217;erano tutti: quel calibrato contrasto fra bianco e nero, ad esempio, dosato con garbo in abiti lineari e lussuosi al tempo stesso, il gusto ricercato per un certo decorativismo grafico, sintetizzato in sottili nervature poste a percorrere le creazioni da cima a fondo. Senza parlare di quell&#8217;evidente e minuziosa opulenza dei particolari, come i preziosissimi accostamenti di lavorazioni in pizzo policromo, ribattezzate <i>fusion lace</i>, o l&#8217;ispirazione tratta da sontuosi modelli culturali del passato, tra cui i lavori di Emilie Louise Flöge, compagna del pittore Art Nouveau Gustav Klimt. Quella vista a Parigi negli scorsi giorni, sulle passerelle di prȇt &#8211; à &#8211; portér per il prossimo autunno/inverno è stata insomma una delle collezioni più sofisticate, riuscite, entusiasmanti, firmate dal duo creativo Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, che dal 2007 ormai svolge con successo (e fatturato) crescente il difficile compito di rendere riconoscibile e più che mai attuale lo stile della storica <em>maison</em>. A trasformarla però nell&#8217;evento mediatico maggiormente commentato, fotografato e in parte criticato, durante l&#8217;intera settimana della moda francese, ci ha pensato il divertente colpo di scena orchestrato a sorpresa sul finale: la doppia, irresistibile, uscita ancheggiante sulla passerella di Derek Zoolander e Hansel, alias Ben Stiller e Owen Wilson, i due interpreti della celebre, dissacrante e a tratti demenziale pellicola del 2001 sul mondo della moda <i>Zoolander</i> (di cui Ben Stiller è anche regista, foto allegata). Che, fra gli stessi protagonisti spesso legati a doppio filo al <i>fashion system</i> (Milla Jovovich, ad esempio), comparsate eccellenti di reali <i>celebrities</i> (come Donatella Versace o Lenny Kravitz), e soprattutto le esagerazioni di una trama assurda e sconclusionata, metteva alla berlina la vanità e l&#8217;inconsistenza di certe professioni dell&#8217;ambiente, riuscendo a suo tempo a sbancare i botteghini e a trasformarsi così in un vero e proprio <i>cult movie</i>. E che adesso si prefigge di bissare gli incassi sensazionali di allora con un attesissimo <i>sequel</i> in uscita negli Stati Uniti il prossimo 16 Marzo, per cui la recente sfida a suon di sguardi ammiccanti tra gli improbabili modelli Zoolander e Hansel, vista sulla pedana di Valentino, assume tutto il sapore di un&#8217;azzeccata promozione cinematografica, di certo più efficace di quei continui pellegrinaggi tra una trasmissione tv e l&#8217;altra a cui di frequente sono sottoposti, anche in Italia, gli attori in procinto di debuttare sul grande schermo. C&#8217;è stato, ovviamente, chi ha quasi gridato allo scandalo, per il rischio concreto di offuscare e di far passare in secondo piano, il lavoro indiscutibilmente egregio ammirato in collezione; c&#8217;è stato soprattutto chi ha sottolineato la genialità della trovata, salutandola però come l&#8217;arrivo nel brand di una nuova ventata di freschezza pop, una svolta di necessaria ironia dopo una lunga parentesi serissima. E&#8217; forse a questi ultimi che occorre invece ricordare quanto una simile, spiritosa idea possa essere ricondotta ugualmente al dna e all&#8217;immaginario di Valentino: è stato proprio lui infatti, ad interpretare spassosamente se stesso nell&#8217;altra feroce pellicola sull&#8217;universo della moda che era <i>Il diavolo veste Prada</i> del 2006, sempre lui a farsi inseguire giorno e notte, per anni, dalle telecamere, al fine di comparire con tutti i suoi umanissimi pregi e difetti in quell&#8217;interessante documentario autocelebrativo che è stato <i>The Last Emperor</i> del 2009. Sapersi prendere un po&#8217; in giro, mettersi totalmente in gioco con la propria immagine, utilizzare con furbizia e lungimiranza il linguaggio graffiante del cinema appartiene storicamente a Valentino almeno quanto la femminilità di certe sue creazioni o il suo celebre rosso (peraltro assente questa volta). Perché nella moda tutto può sempre ritornare: perfino quel briciolo di ironia, da mettere talvolta e volentieri a disposizione delle leggi del marketing.</p>
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