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	<title> &#187; Vreeland</title>
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		<title>L&#8217;occhio dell&#8217;imperatrice</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 12:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diana Vreeland: The Eye Has To Travel &#8211; OFFICIAL TRAILER &#8211; YouTube. Riduttivo definirlo documentario, impossibile etichettarlo semplicemente come un film. Però vi basti questo: è la cosa migliore che mi sia capitata di vedere da tempo. Diana Vreeland, The &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=637">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HP3wsNdANhM">Diana Vreeland: The Eye Has To Travel &#8211; OFFICIAL TRAILER &#8211; YouTube</a>.</p>
<p><object width="591" height="378" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/HP3wsNdANhM" /><embed width="591" height="378" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/HP3wsNdANhM" wmode="transparent" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">Riduttivo definirlo documentario, impossibile etichettarlo semplicemente come un film. Però vi basti questo: è la cosa migliore che mi sia capitata di vedere da tempo. <em>Diana Vreeland, The eye has to travel </em>(anche se nella versione italiana, per una magia quasi incomprensibile, quell&#8217;azzeccata perifrasi &#8220;<em>l&#8217;</em><em>occhio deve viaggiare</em>&#8221; che sigla il titolo originario è stata rimpiazzata da un ben più banale &#8220;<em>l&#8217;imperatrice della moda</em>&#8220;) assume piuttosto le forme, stravaganti e scanzonate, di un ritratto, intimo ma non troppo, della più celebre e celebrata giornalista di moda del Novecento. Nata a Parigi nel 1903 da una famiglia dell&#8217;alta società americana, nel pieno quindi del fermento culturale della <em>Belle Epoque, </em>la Vreeland ha attraversato quasi per intero, con la sua vita mondana e cosmopolita, divisa tra Francia, Londra e New York, con le sue intuizioni geniali, dettate da uno spirito sagace e anticonformista, un secolo di trasformazioni, stili, tendenze. Le stesse che proprio lei ha raccontato per decenni, nelle pagine patinate delle riviste più importanti del settore, <em>Harper&#8217;s Bazaar</em> prima e <em>Vogue</em> poi, radicalmente innovate dal suo contributo e da quell&#8217;invidiabile, unico e riconosciuto talento nell&#8217;individuare, prima della sua esplosione mediatica, il personaggio giusto, la modella giusta, il fenomeno giusto. La Vreeland è infatti colei a cui va riconosciuto il merito di aver consacrato, prima di ogni altra, la fama di artisti come Mick Jagger, i Beatles, Barbra Streisand, Cher, colei che ha lanciato indossatrici come Twiggy, Jean Shrimpton, Veruschka, Marisa Berenson, colei che ha compreso e sottolineato l&#8217;importanza di possedere un&#8217;immagine forte quanto la sostanza, cogliendo ogni volta la profondità dietro la superficie e dandole la forma più adeguata. E proprio come l&#8217;altra grande <em>fashion icon </em>del Novecento, Coco Chanel, sua amica di vecchia data, che si era reinventata per l&#8217;ennesima volta nell&#8217;industria della moda a 70 anni, Diana Vreeland si ritaglia una nuova carriera, quando, licenziata da Vogue perché disposta a spendere troppo per i suoi servizi fotografici, approda nel 1971 come curatrice e consulente tecnico per il Metropolitan Museum di New York. E&#8217; un nuovo trionfo: le sue mostre, seppur prive di quel puro rispetto filologico tipico della storia del costume, richiamano folle di visitatori in quanto coraggiose, atipiche, attuali, come quella allestita nel 1983 e dedicata, circostanza mai verificatasi in precedenza, a uno stilista ancora in vita, Yves Saint Laurent. Il tutto raccontato con un ritmo coinvolgente e incalzante, dato dai filmati di repertorio, estratti da alcune sue irresistibili interviste televisive, in cui la Vreeland mischia divertita realtà e finzione, intervallati da anedotti e testimonianze di stilisti, attori, modelle (c&#8217;è mezzo <em>jet set</em> internazionale) che nel tempo hanno avuto la fortuna e il privilegio di affiancare una donna così vulcanica, irriverente, leggendaria. Un mito, ancor oggi inimitabile.</p>
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