<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title> &#187; vita</title>
	<atom:link href="https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;tag=vita" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.tempiguasti.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Oct 2020 23:35:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.6.1</generator>
		<item>
		<title>Just me and you&#8230;</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=4557</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=4557#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2016 15:03:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[liste]]></category>
		<category><![CDATA[manie]]></category>
		<category><![CDATA[passato]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=4557</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Vuoi che ti passi dell&#8217;insalata?&#8221; &#8220;No, grazie, non mangio cibi verdi!&#8221; &#8220;Davvero? Ma pensa, neanch&#8217;io!&#8221;. Ero incredulo, quasi sconvolto, soprattutto sollevato. Ho perfino provato forte il desiderio di tuffarmi al di là del tavolo dove era seduta anche lei, durante &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=4557">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Vuoi che ti passi dell&#8217;insalata?&#8221; &#8220;No, grazie, non mangio cibi verdi!&#8221; &#8220;Davvero? Ma pensa, neanch&#8217;io!&#8221;. Ero incredulo, quasi sconvolto, soprattutto sollevato. Ho perfino provato forte il desiderio di tuffarmi al di là del tavolo dove era seduta anche lei, durante un pranzo fra colleghi, solo per abbracciarla, manifestarle tutta l&#8217;improvvisa e sconquassante gioia per la fine dell&#8217;attesa pluridecennale di un altro essere umano che pronunciasse quelle stesse, fatidiche parole, esultare in pubblico per il piacevole e inaspettato conforto dovuto alla speranza colmata di ritrovare nei gusti altrui la mia identica e forse un po&#8217; bizzarra consuetudine, universalmente considerata dal 99% degli abitanti del pianeta una stramba e capricciosa rarità. &#8220;E le zucchine?&#8221; &#8220;Dipende da come sono cucinate, ma in genere non mi fanno impazzire&#8221; &#8220;Uguale! E il radicchio?&#8221; &#8220;No, ma scherzi? Non sarà verde ma ha quella consistenza lì&#8221; abbiamo proseguito nella nostra trascinante ed empatica conversazione, probabilmente suonata un tantinello surreale alle orecchie degli altri presenti, quanto così familiare e gradevolmente prevedibile per me, ipnotizzato com&#8217;ero dai suoi racconti su lattuga, spinaci o broccoli, talmente sovrapponibili ai miei stessi aneddoti sull&#8217;argomento, da darmi quella gratificante sensazione di riascoltare la melodia di una vecchia canzone imparata un tempo a memoria e mai più sentita per anni. Perché se si è speso inutilmente più dei due terzi della propria esistenza per convincere parenti e amici della fondatezza di quella tua, chiamiamola così, irragionevole repulsione, oltre a tutta la propria infanzia a buttar giù bocconi interi di bietole o cavolfiori da non sfiorare mai neppure con lingua e denti, stufo di esser sempre additato come l&#8217;ospite esigente e incontentabile, quello che puntuale, dopo ogni invito a cena, riceve la solita telefonata del tipo &#8220;ma neanche i carciofi mangi? e gli asparagi? allora cosa posso cucinarti?&#8221;, incontrare la comprensione e la solidarietà di un&#8217;altra creatura affetta dalla stessa, forse rara ma comunque esistente, abitudine, equivale a un impagabile attestato di appartenenza ad una delle tante schiere imperfette dell&#8217;umanità. E visto che abbiamo tutto da guadagnare dal condividere o dal riscontrare nel prossimo le nostre stesse vulnerabili pecche o le nostre più illogiche manie o consuetudini, anche solo per non sentirsi isolati da una muraglia di singolari usanze erroneamente ritenute fuori dal comune, vi invito, come faccio io di seguito, ad uscire allo scoperto e a raccontare qui tranquillamente tutte le vostre stranezze, con la concreta possibilità che appartengano anche all&#8217;insensato repertorio di comportamenti e di azioni bislacche di qualcun altro, fino adesso mai purtroppo incontrato. Ecco le mie:</p>
<p style="text-align: justify;">- I barattoli della cucina (caffé, zucchero, sale, etc) devono essere, sui miei scaffali, sempre pieni fino all&#8217;orlo. Già se scendono sotto la metà del proprio contenuto vanno riempiti (meno non se ne parla proprio). E per evitare il rischio del ricambio costante della parte superficiale a discapito di un fondiccio ristagnante a lungo, svuoto con cura ciascun barattolo, lo riempio per circa metà dell&#8217;altezza direttamente dalla confezione, per poi riversare di nuovo lì sopra il contenuto tolto poco prima. Almeno un paio di volte a settimana.</p>
<p style="text-align: justify;">- Il volume della tv, dell&#8217;autoradio, dello smartphone, di qualsiasi altro diabolico congegno atto a riprodurre suoni deve segnare sempre, e dico sempre, un numero pari, mai dispari. Stessa cosa vale per tutte le mie sveglie: mai potrei sintonizzarle, che so, alle 7.37. Più difficile semmai estendere la stessa discutibile mania agli orologi comuni: voglio dire, se quel minuto è dispari, è dispari. Allora lo fisso a lungo, finché non diventa pari. Poi sto meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">- Gli acquisti da porre sul <em>tapis &#8211; roulant</em> di una cassa in qualsiasi negozio non saranno mai buttati lì in ordine sparso o, peggio ancora, messi a casaccio, sbilenchi, a formare torri pericolanti di spese da imbustare, ma posti ordinatamente in maniera perpendicolare gli uni agli altri. Come in una sorta di <em>Tetris</em> tridimensionale, le cui pedine sono però scatole di scarpe in saldo, pezzi di mobili impronunciabili dell&#8217;Ikea o confezioni d&#8217;acqua lievemente gassata. Indicibile è la vastità di espressioni sgomente da parte delle commesse avvistate negli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">- Il mio oculista di fiducia ormai se n&#8217;è fatto una ragione e mi fissa direttamente l&#8217;appuntamento annuale di controllo verso le 6 del pomeriggio, l&#8217;ultimo della giornata. Perché tanto prima delle 8 non uscirà di lì: di sicuro gli ci vorranno quelle due ore anche solo per potersi avvicinarsi alle mie pupille, pensiero che a rievocare anche adesso mi provoca sudarelle fredde e nausea. Ebbene sì, più di ogni altra cosa al mondo mi terrorizzano le visite agli occhi: in compenso non batto ciglio di fronte al dentista, sulla cui poltrona riesco spesso ad addormentarmi. Qualcun altro può vantarsi di fare altrettanto?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=4557</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Al mio tre&#8230;</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=4265</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=4265#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2015 08:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=4265</guid>
		<description><![CDATA[Rischierò di apparire più maniacale di quanto non sia in realtà (oddio, se vi fosse già capitato di leggere qualcuno dei miei vecchi post credo sia tardi per poter rimediare a questa dannosissima impressione), ma, come vado ripetendo ormai ogni &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=4265">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Rischierò di apparire più maniacale di quanto non sia in realtà (oddio, se vi fosse già capitato di leggere qualcuno dei miei vecchi post credo sia tardi per poter rimediare a questa dannosissima impressione), ma, come vado ripetendo ormai ogni Dicembre dal 2012, anche stavolta ci tenevo a ricordarvi che, ad oggi, sono trascorsi esattamente tre anni dall&#8217;avventuroso, zoppicante e incredibilmente duraturo avvio di questo blog. Per la precisione poco più di 36 mesi (cifra che fa tanto etichetta di giocattoli provvisti di minuscole parti che potrebbero essere facilmente ingerite), o se preferite 1097 giorni (considerando l&#8217;assenza di un anno bisestile e le 48 ore di ritardo sulla scadenza puntuale del terzo anniversario); eviteri però di specificare i minuti, ma vi assicuro che mi basterebbe poco per poterli contare con esattezza, visto che ricordo ogni singolo istante relativo alla nascita di questo spazio virtuale catartico, modellato con urgenza al fine di placare, per mezzo della scrittura, la maggior parte delle mie inquietudini interiori. Anche se da allora mi sembra di aver davvero vissuto, proprio come uno di quei numerosi gattini che andate condividendo con incomparabile gioia (la vostra) su Facebook, sette diverse e schizofreniche esistenze. Perché in questo lasso di tempo sono arrivato a cambiare qualcosa come cinque differenti professioni e almeno otto luoghi di lavoro, trasferendomi o spostandomi di continuo fra tre, per fortuna splendide, città, cominciando soprattutto a detestare quella in cui avevo deciso di vivere per motivi sentimentali, ma che si è poi rivelata ai miei occhi particolarmente arida e poco stimolante. Prendendo, per sopravvivere, centinaia di treni, accumulando stress e ore di ritardo, perdendo il convoglio in partenza almeno una dozzina di volte (e maledicendo di corsa mezzi e/o personale), sbagliando in due occasioni binario, per ritrovarmi così a trascorrere un intero pomeriggio nella squallida stazione di Zagarolo (meta sconsigliabilissima), o un venerdì notte su e giù per l&#8217;Italia, in una triangolazione insensata fra Milano &#8211; Roma &#8211; Firenze, ad ubriacarmi con del pessimo vino rosso offerto da Trenitalia. Oppure percorrendo in auto, io che oltretutto detesto guidare, migliaia e migliaia di chilometri, tenendo a bada la solita ansia al volante con personali e strazianti performance di canzoni di Mina o Whitney Houston scelte come sottofondo e con il mio amore spesso a fianco, che puntualmente si addormenta dopo cinque minuti esatti dalla partenza per risvegliarsi a cinque minuti dall&#8217;arrivo, annunciati da un suo candido &#8220;Già arrivati?&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho inoltre ripreso a insegnare, dopo una secca e credevo definitiva rinuncia, più di un ripensamento, un paio di offerte allettanti e, ad oggi, già circa duecento nuovi allievi, fra i 18 e gli 85 anni, nei cui singoli sguardi provo di continuo a scorgere il reale interesse, trovandovi talvolta anche la noia, perfino una diffidenza sottile, per fortuna anche autentica passione o, più di rado, una stima spropositata nei miei confronti. Ho ugualmente tentato di insegnare a mia nipote qualcosa di altrettanto fondamentale, riuscendoci solo in parte con le costellazioni che le mostro sul mappamondo luminoso tenuto in camera da letto, le sole e le stesse tra l&#8217;altro che ricordo sin da bambino perché imparate all&#8217;epoca da mio padre in certe piacevoli sere d&#8217;estate. Sono sceso a patti con il tempo che passa, trovando raffinata la scelta di mia madre di lasciarsi finalmente imbiancare tutti i capelli, accettando un po&#8217; meno volentieri ogni mia nuova ruga avvistata allo specchio, sorprendendomi ad ogni &#8220;ma non sei cambiato affatto!&#8221; ripetuto da chi incontro dopo tempo, replicando &#8220;sai, una spruzzatina di botox ogni tanto&#8221; e pensando in realtà &#8220;starà fingendo o davvero non ha notato questa nuova graticola di solchi intorno agli occhi?&#8221;. Sono riuscito a ingrassare di ben 12 chili, per poi perderne a fatica 8 e sconsideratamente riprenderne altri 3, e adesso che si avvicinano le feste ho già stilato per il 2016 un nuovo programma di mantentimento/sport/rinunce che manderò di sicuro all&#8217;aria entro il 10 Gennaio. Ho aspettato decine di strabilianti tramonti sul mare pensando sempre che valesse la pena vivere solo per poter godere di uno spettacolo del genere e ugualmente invocato la morte ogni volta che mi sono trovato a risalire faticosamente da quelle lontanissime spiagge, a piedi, in mezzo al buio pesto, per aver fatto tardi a guardare il sole scendere. Ho scoperto, in una sorprendente serata lavorativa passata con dei divertenti ex colleghi, che riesco a guardare su YouTube i video sui vermi carnivori degli abissi, non trovandoli poi neppure creature così ripugnanti, almeno non come i rospi, che al contrario considero fra gli esseri più disgustosi, come ho appurato pochi mesi fa quando, fuori casa di mia sorella, ne ho scovato uno gigantesco e non sono riuscito a muovere un muscolo per alcuni minuti. Sono finalmente riuscito a liberarmi di molti oggetti inutili collezionati negli anni, attribuendo più valore al pensiero dei ricordi che non alle cianfrusaglie accumulate, assaporando con più gusto il presente senza dover ricorrere continuamente alla presenza fisica o agli indizi del passato, e ora che ci penso, ho perfino lasciato per due volte il mio indispensabile spazzolino da denti a casa degli stessi amici che spesso mi ospitano e che adesso sospettano una mia sotterranea volontà di trasferirmi da loro. Ho imparato soprattutto a convivere con il dolore per chi se n&#8217;è andato troppo presto, con la delusione per chi ha deciso di voler uscire dalla mia esistenza o comunque di ridimensionare, tralasciare, o troncare il rapporto che ci legava, perché per quanto sia penoso salutare le persone che vorresti continuassero a far parte della tua vita, non si può certo obbligarle a far coincidere il loro cammino con il tuo. Insomma, anche grazie a questo blog, mi riguardo con lucidità e mi riscopro diventato nel tempo più tollerante, maturo (oddio, più o meno) sereno (quello sì).</p>
<p style="text-align: justify;">E già che ci sono, aggiungerei un&#8217;ultima, sincera, considerazione: ho quasi quaranta, spaventosi e bellissimi, anni. Gli ultimi tre dei quali, zeppi di scivoloni e tentennamenti, singolari disavventure e speranze concrete, mi sono ritrovato a narrare, forse con passione discontinua ma, spero, con la doverosa ironia, su questo strampalatissimo mezzo virtuale. E adesso come adesso, per nessuna ragione al mondo, vorrei tornare indietro, anche per un solo giorno, ai miei pur piacevoli, spesso allegramente dichiarati, eppure, oggi ai miei occhi così imperfetti e lontani, ventinove.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=4265</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Birthday memories</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=4155</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=4155#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2015 08:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[compleanno]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[regalo]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=4155</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Se stavolta è un bastone per i selfie giuro che te lo spezzo sulla testa!&#8221; provo a minacciare, sopraffatto dalle risate, il mio amore, che fedele ad una lunga, personale quanto insana tradizione, allo scoccare puntuale della mezzanotte con cui &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=4155">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Se stavolta è un bastone per i selfie giuro che te lo spezzo sulla testa!&#8221; provo a minacciare, sopraffatto dalle risate, il mio amore, che fedele ad una lunga, personale quanto insana tradizione, allo scoccare puntuale della mezzanotte con cui si inaugura ogni mio sempre più detestato e inevitabile compleanno, possiede la simpatica abitudine di far sbucare dal nulla un piccolo pacchettino artigianale, pensiero apparentemente romantico, se non fosse che il regalo in questione consista in genere in un oggetto pressoché inutile, particolarmente kitsch, mirato insomma a sbeffeggiare le mie numerose manie o pecche, dall&#8217;innegabile vanità leonina (perché fa così comodo incolpare gli astri dei nostri difetti) ai milioni di miei giganteschi e inutili arrovellamenti sul tempo che passa. &#8220;No, non è per i selfie. Ma non ci sei andato lontano. Tanti auguri!&#8221;. E così, mentre nella testa cominciano a farsi spazio le solite, schiaccianti, inquietudini che mi accompagneranno di sicuro per tutta la giornata a venire (un altro anno? ancora? ma i 29 non li avevo già compiuti abbastanza?) mi ritrovo tra le mani come prima, inaspettata e non saprei dire quanto gradita sorpresa, un&#8217;asta telescopica con un minuscolo rastrello metallico fissato alla sommità, in altre parole un &#8220;grattaschiena&#8221;, attrezzo di cui ignoravo perfino l&#8217;esistenza, ma che immagino possa tornarmi utile visto che l&#8217;avanzare degli anni sottrae al corpo agilità ed elasticità muscolare. Ma sì, mi dico, forse ricorrere all&#8217;ironia rimane l&#8217;unico e più salutare metodo per fronteggiare i tormenti che tra poche ore mi assaliranno, quelli che immancabili si ripresenteranno insieme alle candeline da spegnere alla sola idea che anagraficamente starei quasi per rientrare nell&#8217;orribile definizione di &#8220;uomo di mezza età&#8221;, mentre il cervello e la maturità rimangono ahimé quelle di un teenager totalmente impermeabile allo scorrere serrato delle stagioni, e il fisico di recente alleggerito di otto chili comincia invece a mostrare sparsi qua e là piccoli cedimenti strutturali e una silhouette in qualche punto paragonabile a una borsa dell&#8217;acqua calda svuotata.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti sforzi poi inutili, intendo quelli fatti per tornare un tantinello un po&#8217; più in forma, perlomeno agli occhi crudeli di mia sorella, che non contenta di aver pubblicato quel giorno sul mio profilo Facebook un vecchio scatto risalente addirittura al mio 5° compleanno, la cui pessima qualità fotografica lo renderebbe forse databile al tardo pleistocene o giù di lì, si è presentata alla cena greca per la mia festa con in dono una raffinata t &#8211; shirt rossa (questo glielo concediamo), dall&#8217;implacabile però dicitura XL ben visibile sull&#8217;etichetta (sgrunt), taglia per di più mai indossata neppure durante i momenti di maggiore dilatazione corporea decretati dalla bilancia e solo da poco superati. Altri momenti piacevoli o memorabili non sono comunque mancati: la quasi totalità della giornata trascorsa al lavoro, leggendo nelle pause un interessantissimo libro sulla body art che tento di portare avanti coprendo come posso, per non svenire, le immagini di artisti dediti a tagliuzzarsi con lamette, interrotta dal pranzo carinamente offertomi per l&#8217;occasione da una collega con cui non ho ancora la confidenza necessaria per confessarle lo sbaglio nello scegliere un&#8217;insalata di riso con troppi ingredienti verdi, che detesto (&#8220;Ma la rucola non la mangi?&#8221; &#8220;No, è che ho i denti radi, poi mi rimane in mezzo!&#8221;), e dalla pioggia incessante di auguri giunta via sms o Whatsapp, a cui ho provato a rispondere il più in fretta possibile sbagliando puntualmente in ogni messaggio parole o icone per deleterio intervento del suggeritore automatico (mi sono partiti in ordine un &#8220;grazie bara&#8221; invece di &#8220;cara&#8221; , un equivocabile &#8220;cicciolina&#8221; invece di &#8220;ciccia&#8221; e l&#8217;emoticon di una cacca al posto di una faccina con un bacio). Preso poi dallo slancio di mostrare la dovuta gratitudine a chi si fosse ricordato della mia festa, dedicandomi qualche minuto del suo tempo, ho anche replicato con un entusiasmo esagerato al &#8220;tanti auguri&#8221; di una mendicante incrociata per caso in strada, credendo lì per lì che fosse venuta in qualche modo a conoscenza del mio compleanno. Vabbé, dicono che ogni anno che passa sia comunque una conquista: la mia lucidità mentale non sembra essere troppo d&#8217;accordo.</p>
<p style="text-align: justify;">P.s. Il grattaschiena giace adesso sul mio comodino, in compagnia di un poggia-occhiali a forma di profilo umano, regalatomi il giorno seguente dalla mia collega Stella, che ha detto di averlo visto e pensato subito a me. In effetti, se si esclude il verde tiffany del materiale con cui è realizzato, dimensione e andatura discendente sono proprio identiche a quelle del mio naso. Comincio anche a pensare che abbia soffiato l&#8217;idea al mio amore per il suo pensiero del prossimo anno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=4155</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>7 chili in&#8230;</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=4120</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=4120#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2015 09:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=4120</guid>
		<description><![CDATA[&#8230;meno, innanzitutto, se proprio vogliamo cominciare puntualizzando il primo, vero, significativo traguardo faticosamente raggiunto in questo mio traballante e a tratti gratificante 2015. Ottenuto in tempi ovviamente più rilassati rispetto all&#8217;impossibile meta di 7 giorni, come prometteva il celebre film &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=4120">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8230;meno, innanzitutto, se proprio vogliamo cominciare puntualizzando il primo, vero, significativo traguardo faticosamente raggiunto in questo mio traballante e a tratti gratificante 2015. Ottenuto in tempi ovviamente più rilassati rispetto all&#8217;impossibile meta di 7 giorni, come prometteva il celebre film degli anni &#8217;80 richiamato nel titolo di questo post, che mi è di certo arduo ricordare nei dettagli perché usciva nelle sale quasi in contemporanea alla mia venuta al mondo (avevo già confessato i miei 29 anni, giusto?). Dunque, dicevamo: fuori i primi 7 tenaci e odiosissimi chili di quei 10, poi divenuti 12, rapidamente accumulati nell&#8217;ultimo lustro e presto archiviati attorno al girovita come un antiestetico salvagente di ciccia, con la malvagia complicità di un indesiderato e persistente stress, di continui e gravosi scombussolamenti professionali e privati, della sottile e mai celata antipatia per il piccolo e scostante paesino in cui mi trovo a vivere, tutti fattori che hanno nel tempo contribuito a farmi preferire l&#8217;immediata gioia consolatoria del frigo a un po&#8217; di necessario e salvifico autocontrollo a tavola. Cambiato registro, almeno per il momento: riprese in mano le redini di questo corpo sconsideratamente lasciato in uno stato di abbandono abbastanza prolungato, ho impiegato buona parte di questi ultimi mesi per tentare di rientrare nei miei vecchi panni, metaforici e non, seguendo pochi, semplicissimi passi che vado qui di seguito ad elencare, senza la presunzione di poterli indicare come precetti universali per riuscire a perdere peso (mettersi a dieta è affare molto più serio) ma utilizzandoli come invece come improbabile pretesto narrativo della mia recente (e non ancora ultimata) vittoria sui chili di troppo.</p>
<p style="text-align: justify;">1) Individuare una qualche, anche assurda, motivazione: c&#8217;è sempre una causa scatenante, un punto estremo di rottura, un episodio che risuona come un improvviso risveglio di coscienza o uno schiaffo sonoro dato al tuo amor proprio sopito e che ti fa domandare d&#8217;un tratto &#8220;quand&#8217;è che sono diventato così?&#8221;. Il mio è, a dire il vero, piuttosto banale: tra le numerose foto che mia madre ogni tanto ripesca a casaccio dagli album di famiglia e che da decenni ritaglia e pieghetta a mo&#8217; di origami, per riuscire ad incastrarle, chissà poi come, in microscopiche cornici di silver plate, riducendo di fatto l&#8217;infanzia mia e di mia sorella a una serie di ricordi penosamente sforbiciati in minuscole sagome, ha fatto la sua comparsa uno scatto che avevo, ahimè, dimenticato. Sono io, o meglio, una versione assai più giovane e snella di me, gli anni circa la metà, il doppio i capelli, mentre riemergo in costume da bagno, abbronzato e fluttuante, da uno scivolo in un non meglio identificato parco acquatico. Il riflesso della mia linea appesantita restituito al momento dallo specchio distava ormai troppo da quell&#8217;immagine da sirenetto, seppur datata, che non posso neanche sognare di replicare in questa vita, ma trattandosi comunque dello stesso soggetto, un qualche margine di miglioramento potevo, anzi dovevo, provare a prenderlo in considerazione.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Evitare i consigli disastrosi di amici e conoscenti: la mia gelataia di fiducia, furbi occhi orientali e marcato accento toscano, vista calare drammaticamente la mia presenza nei pressi del suo bancone, ha da subito compreso le mie intenzioni. &#8220;Sei a dieta, eh?&#8221; mi dice porgendomi il solito (piccolissimo) cono all&#8217;amarena che mi concedo almeno un paio di volte a settimana &#8220;questo dunque è il tuo pranzo?&#8221; &#8220;Il mio pranzo, vuoi scherzare?&#8221; &#8220;No, no, io l&#8217;ho fatto per un periodo, funziona, provaci&#8221; &#8220;Se provassi sul serio tra 5 minuti mi vedresti prendere a morsi i passanti!&#8221;. Christine, la studentessa americana di Denver che incrementa il suo curriculum scolastico con viste guidate gratuite nel posto dove lavoro e che quotidianamente sfinisco di domande assurde sul suo paese (&#8220;ma li avete i piccioni in Colorado?&#8221; &#8220;e un cucciolo di bisonte l&#8217;hai mai preso in braccio?&#8221;) mi suggerisce invece di andare, come lei, in palestra dall&#8217;1 alle 3 di pomeriggio &#8220;Sudi tantissimo e poi non c&#8217;è mai nessun altro!&#8221; &#8220;Ecco, e ti sei mai chiesta il perché?&#8221;. Niente rinunce drastiche o eccessi sportivi per me: solo un po&#8217; di necessaria moderazione con il cibo (consigliabile i primi tempi una museruola) e un tragicomico corso virtuale di zumba, per ora fermo alla prima lezione, che in genere concludo maledicendo e insultando la mia troppo frenetica insegnante, Robbberta (non è un errore di battitura, lo pronuncia proprio così il suo nome).</p>
<p style="text-align: justify;">3) Instaurare un rapporto amichevole con la bilancia: alla fine è un oggetto come un altro, inutile acquistare un apparecchio ipersofisticato, di quelli che rilevano anche se indossate o meno le lenti a contatto, altrettanto dannoso (soprattutto per la psiche) sfidarla ogni giorno imponendole la vostra stazza, nella remota speranza di aver perso anche solo quel paio d&#8217;etti dalla sera alla mattina. La mia ad esempio è un quadrato sottile in simil vetro verdastro, rigorosamente made in Taiwan, che esordisce facendo lampeggiare sul display un saluto sgrammaticato tipo HELO, introvabile in alcuna lingua conosciuta, e che alla seconda riprova consecutiva mi regala sempre quel mezzo chilo in meno rispetto a quanto annunciato nei trenta secondi precedenti. Forse poco attendibile ma di sicuro più confortante. Poi scegliete una farmacia di fiducia, posta al riparo da occhi indiscreti, che si trovi anche a tre, quattro quartieri più in là rispetto a dove vivete, in cui poter entrare con una scusa (comprare le Zigulì funziona sempre) per andarvi invece a pesare ogni 15 &#8211; 20 giorni. E ricordatevi di regalare le Zigulì al primo bambino che incontrerete uscendo.</p>
<p style="text-align: justify;">4) Prendersi qualche silenziosa rivincita: studi approfonditi (condotti dal sottoscritto in un libro nero appositamente stilato) dimostrano che solo un terzo delle persone che nel tempo avevano malignamente sottolineato la vostra evidente fase espansiva con frasi carine del tipo &#8220;abbiamo messo su qualche chiletto, eh?&#8221;, troveranno poi il coraggio di notare in maniera altrettanto esplicita la vostra buona forma ritrovata. Il che non vuol dire che non ne se ne siano rese conto, anzi: anche perché poi, nel più dei casi, sono proprio gli stessi individui che ben più di voi necessiterebbero di una qualche mirata ristrutturazione fisica. Limitatevi a salutarli con il migliore dei vostri sorrisi, facendo scivolare lentamente il vostro sguardo sulle loro pancette o sui loro fianchi rotondetti ancora ben saldi al loro posto e ad aggiungere poi con tono innocente un &#8220;Tutto bene?&#8221;. E godetevi il momento.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=4120</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Two weeks notes</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=4039</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=4039#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2015 14:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[novità]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=4039</guid>
		<description><![CDATA[Sono trascorse soltanto due settimane dall&#8217;ultima volta che i miei pensieri bislacchi hanno trovato il loro adeguato spazio nella generale scombinatezza di questa pagina &#8211; un periodo infinfluente se messo in relazione, per esempio, con il trascorrere delle ere geologiche, &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=4039">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono trascorse soltanto due settimane dall&#8217;ultima volta che i miei pensieri bislacchi hanno trovato il loro adeguato spazio nella generale scombinatezza di questa pagina &#8211; un periodo infinfluente se messo in relazione, per esempio, con il trascorrere delle ere geologiche, ingiustificabile se confrontato invece con la rapidità con cui vengono aggiornati altri e più seguiti blog &#8211; eppure a me pare un&#8217;eternità. Non tanto per le comprensibili lamentele o tiratine d&#8217;orecchio da parte di chi, inspiegabilmente, si è così affezionato ai contenuti insensati dei miei vari post, da lamentarne in questi giorni l&#8217;evidente mancanza o arrivare a manifestarmi tramite social, e.mail o chilometrici sms di richiamo tutta la propria, apprezzatissima, preoccupazione. Quanto perché quella sfuggente e capricciosa entità che è il tempo, ultimamente è sembrata quasi provare un divertimento sadico nell&#8217;infarcire le mie giornate recenti di un&#8217;insolita concentrazione di piccole e grandi rivoluzioni, di momenti indimenticabili o al contrario drammatici, di entusiasmanti novità e trasformazioni radicali che in genere faticherei a metabolizzare anche nell&#8217;arco di un anno intero. Lasciandomi così spesso in balìa di un soffocante senso di stordimento, diviso come sono fra altalenanti attimi di euforia o di pressoché totale sconforto, ingegnandomi come posso ad inseguire la mia esistenza che attualmente necessiterebbe di un&#8217;addrizzatina o almeno di una maggiore pianficazione rispetto all&#8217;andamento anarchico che sta adesso rivendicando. Inutile aggiungere che a causa di tutto questo trambusto indesiderato sono mancate la concentrazione, la voglia e le energie occorrenti per scrivere qualcosa di vagamente appassionante o anche soltanto di logico. Ed è il motivo per cui, a quindici giorni esatti dalla mia ultima comparsa qua sopra, mi ritrovo ancor oggi privo di un qualsiasi materiale da condividere, eccezion fatta per alcune brevi annotazioni che ho buttato qui alla rinfusa nella remota speranza che potessi svilupparci, chissà quando, un post più articolato, e che vi lascio sotto forma di piccole lezioni quotidiane che ho tratto dalle numerose dis/avventure vissute.</p>
<p style="text-align: justify;">- Credere alla forza ostinata dei propri sogni, infischiandosene di pressioni o ansietà inutili, perché non è mai troppo tardi per cominciare un nuovo percorso, per chiudere un vecchio capitolo, per concretizzare le nostre più intime aspirazioni, perché, come mi ha dimostrato il mio amore, per quanto possano essere alti gli ostacoli posti dalla vita, l&#8217;importante è continuare a voler raggiungere il proprio traguardo.</p>
<p style="text-align: justify;">- Ascoltare con la dovuta attenzione chi ti siede, anche casualmente, a fianco, perché le parole altrui sono finestre spalancate su mondi che non pensavamo mai di esplorare, perché le storie e le passioni incarnate dagli altri, fossero anche lo studio del sanscrito o la danza acrobatica con i tessuti, anche se lontanissimi da noi, possono trasformarsi in un arricchimento improvviso ed impensabile per i nostri limitati orizzonti.</p>
<p style="text-align: justify;">- Coccolare i propri ricordi, senza intenti nostalgici o struggenti rimpianti, perché il passato può sempre decidere di ribussare piacevolmente alle nostre porte, perché ritrovare un vecchio affetto o un rapporto d&#8217;amicizia trascurato o dimenticato è una magnifica occasione per un altro, inaspettato inizio, o perché dover dire addio a chi a suo tempo ha riempito le tue giornate con la sua risata fragorosa può diventare meno devastante.</p>
<p style="text-align: justify;">- Ringraziare chi decide di coinvolgerti d&#8217;un tratto nella sua vita, magari travolgendoti con la disperazione di uno sfogo imprevisto o affidandoti la preziosità di una più intima confidenza, perché per alleggerire ciò che sembra insormontabile a volte è sufficiente solo un cenno col capo, un caffé o un abbraccio. E perché poi un semplice grazie ha un suono bellissimo, e non costa nulla.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=4039</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Se per caso cadesse il mondo&#8230;</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=3904</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=3904#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 09:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[paese]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=3904</guid>
		<description><![CDATA[Non ricordo il momento esatto di quella drastica e, speravo, salvifica decisione, ma non escludo che possa essere avvenuto in treno. A pensarci bene la colpa è forse proprio di quegli ultimi due faticosissimi anni vissuti da pendolare, la sveglia &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=3904">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non ricordo il momento esatto di quella drastica e, speravo, salvifica decisione, ma non escludo che possa essere avvenuto in treno. A pensarci bene la colpa è forse proprio di quegli ultimi due faticosissimi anni vissuti da pendolare, la sveglia da sintonizzare ogni sera a ridosso dell&#8217;alba, le corse forsennate al mattino per raggiungere quanto prima la stazione, il sonno ancora così insistente sulle palpebre mischiato al timore quotidiano di perdere il convoglio in partenza. E poi tutto il tempo trascorso inutilmente lungo i binari, al riparo dal vento, maledicendo i continui e sfiancanti ritardi, e ancora quello speso invece sui vagoni ad osservare l&#8217;umanità variegata e stanca toccata dalla stessa, poco invidiabile sorte, a rimuginare soprattutto, nelle tre ore giornaliere di viaggio, sull&#8217;andazzo scriteriato e poco gratificante che la mia esistenza aveva allora irrimediabilmente assunto. Abitavo, o meglio, vivacchiavo in una città e lavoravo in un&#8217;altra, vittima io, come molti altri, di quegli spericolati equilibrismi con cui tentiamo, alla meno peggio, di tenere ugualmente in piedi vita sentimentale e professionale, penalizzando in molti casi l&#8217;una e annaspando nell&#8217;altra, perennemente in cerca dell&#8217;entusiasmo necessario alle nostre giornate, smarrito tra la  confusione di una testa sempre altrove, indaffarata al contrario a pianificare, recuperare, centellinare ogni attimo di una realtà così serrata. Semplicemente, ad un certo punto, non ho più retto. E mi sono allora illuso di poter individuare il colpevole di tanto insopportabile sfinimento al di fuori di me, in quel mostro vorticoso e fagocitante di energia che è la città con i suoi meccanismi astrusi, la sua umanità distante, la sua labirintica e spersonalizzante facciata, giudicata schiacciante per le mie forze modeste. Prova a fare un passo indietro perciò, mi dissi, guarda bene a fondo ciò che davvero sei e da dove vieni, alla fine sei rimasto quel ragazzotto (?) di provincia che non si affrancherà mai dal costante senso di inadeguatezza che ti suscita ogni volta il dover fare i conti con la frenesia della vita metropolitana. Sei cresciuto scorazzando nei vicoli di un piccolo centro che gli anni, la nostalgia e la lontananza hanno a poco a poco mutato in un posto avvertito come meno soffocante di un tempo, in cui tutti gli altri conoscono in parte la tua storia o almeno il tuo nome, in cui il tuo disperato bisogno di radici e di sentirti totalmente a casa non è stato mai altrettanto appagato altrove. La possibile soluzione, credevo, poteva essere liberarsi con urgenza dalla mia movimentata quotidianità, divenuta fin troppo rocambolesca, per abbracciarne un&#8217;altra che fosse innanzitutto più ridotta, stabile, accogliente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è la ragione per cui, quattro anni fa oramai, sono approdato in questo minuscolo, ruvido e disorganizzato paesino, che la gioventù locale, per comodità o forse per donargli una sfumatura di figaggine in più, piuttosto assente a dire il vero da queste parti, è solita indicare con tre lettere lapidarie, Tav, nome che sembra evocare più un cantiere a cielo aperto che una ridente e vivibile cittadina al confine con l&#8217;aperta campagna. Un cantiere apparentemente interminabile, in realtà, di quelli seguiti, sin dalle prime ore del mattino, da stuoli di pensionati che commentano immobili da dietro le transenne, con le mani intrecciate sulla schiena, c&#8217;è anche qui, giustificato da un progetto di riqualificazione di una (o meglio, dell&#8217;unica) piazza, che ha di fatto smantellato la sede dell&#8217;antica stazione dismessa, per fare spazio ad un&#8217;enorme e grigia tettoia, per adesso paragonabile a un gigantesco distributore di benzina, così fuori scala poi rispetto all&#8217;altezza contenuta delle altre palazzine circostanti. Un centro né particolarmente gradevole né memorabile dal punto di vista estetico, in cui sono rimasto imbrigliato, secondo quella prevedibile logica che governa ogni piccolo paese, nell&#8217;etichetta con cui si tende a identificare ciascuno degli abitanti, nel mio caso quella del tizio con l&#8217;accento diverso, il &#8220;forestiero&#8221;. Lo sono per l&#8217;edicolante da cui vado a ritirare, ogni sabato mattina, le riviste che mi ha messo da parte durante la settimana e che mi porge sbuffando il solito buongiorno annoiato, lo sono per Marco, il gentile e stralunato proprietario della sola ma fornitissima cartoleria, lo sono per la farmacista petulante, dalle riconoscibili origini partenopee, che tenta sempre di rifilarmi qualche costoso prodotto di bellezza (&#8220;Lo vuole provare questo siero per il contorno occhi?&#8221; &#8220;E&#8217; un modo carino per farmi notare che ho le zampe di gallina?&#8221; &#8220;Certo che no, è solo una promozione. Preferisce forse una crema snellente per l&#8217;addome?&#8221;). Fino a ieri, appunto, quando la monotonia imperante in questo posto, in cui l&#8217;episodio più eccitante è rappresentato ogni anno da quei tre, quattro turisti stranieri che si spingono fin qui, per sbaglio, nel tentativo di raggiungere a piedi la vicina zona del Chianti, è stata scossa, è proprio il caso di dirlo, da un terremoto di media &#8211; lieve entità avvenuto nella notte ed avvertito un po&#8217; ovunque nei dintorni, finito il giorno seguente per diventare il fatto più commentato sulla bocca di chiunque.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Io un me la son sentita di rimanere in casa, con la Piera la siam scesi in macchina e abbiam dormito lì&#8221; esordisce il signore in coda davanti a me in lavanderia, dove sono passato per ritirare la trapunta color glicine che ho sottratto poco tempo fa da camera dei miei, perché l&#8217;ho trovata perfetta in abbinamento alle mie lenzuola verdi. &#8220;L&#8217;era tutt&#8217;uno sbatacchiare i&#8217; letto, tu sentissi, anch&#8217;io l&#8217;ho passato tutta la notte a giro, icché tu credi? e c&#8217;eran tutti!&#8221; controbatte la signora dall&#8217;altro lato del bancone, dotata di una pettinatura così ardita come solo quelle della compianta Rita Levi Montalcini &#8220;le bambine poi, l&#8217;hanno avuto una paura, porine, un l&#8217;avevan mai sentito&#8221; aggiunge poi una terza, più giovane e squillante voce, che sembra giungere dal locale posteriore &#8220;i&#8217; mi&#8217; nonno poi m&#8217;ha sempre detto che il terremoto quello brutto del 1909 l&#8217;è stato proprio qui, eh!&#8221; (&#8220;ecco, pure zona sisimica&#8221;, penso io &#8220;un altro posto dove venire a vivere proprio non c&#8217;era, no?&#8221;). &#8220;E lei?&#8221; mi fa d&#8217;un tratto il primo signore menzionato &#8220;l&#8217;ha sentita che botta stanotte? Dove l&#8217;è andato?&#8221; &#8220;Ecco, ehm, io, veramente&#8230;sono rimasto a casa perché&#8230;no, via, non ho sentito niente&#8230;.dormivo!&#8221;. Scende di colpo silenzio. La signora più giovane si affaccia perfino dall&#8217;altra stanza per guardarmi in faccia. &#8220;Ah, e già che c&#8217;è dovrei ritirare la trapunta, quella color glicine&#8230;quella lì, sì, grazie!&#8221;. Me la porge. Nessuno ha più detto una parola. Credo che d&#8217;ora in avanti, qui si ricorderanno di me per altri motivi: il forestiero che in caso di terremoto toccherà andare a controllare se stia bene, lì tra le macerie, magari avvolto nella sua trapunta&#8230;ma di che diamine di colore è poi?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=3904</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Stra(na)Milano</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=3679</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=3679#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2014 12:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=3679</guid>
		<description><![CDATA[Ennji ha origini coreane, il dono naturale di infondere un&#8217;irresistibile dolcezza in ogni parola o movenza, la rara eleganza di chi sa distinguersi anche solo indossando una maglia a righe marinare e pantaloni spruzzati qua e là d&#8217;oro, oltre a &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=3679">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ennji ha origini coreane, il dono naturale di infondere un&#8217;irresistibile dolcezza in ogni parola o movenza, la rara eleganza di chi sa distinguersi anche solo indossando una maglia a righe marinare e pantaloni spruzzati qua e là d&#8217;oro, oltre a qualche dubbio sulla mia vera età, che mi fa ripetere almeno tre volte appena mi siedo di fronte a lei, conquistandosi così da subito tutta la mia totale e vanitosa simpatia. Giorgio, suo marito, nome ribadito da una buffa scritta campeggiante su un berretto di lana che arriva a nascondergli le sopracciglia, parla velocemente e con un curioso accento del nord, inconsueto per le mie orecchie, mentre ci tiene a precisarmi che la zona dove ci siamo conosciuti per caso durante il mio primo <em>ape </em>milanese (che sta per aperitivo, perché qui tutte le parole si abbreviano, ma è un concetto su cui torneremo) è la più in voga al momento per i giovani dediti alla movida cittadina, forse dimenticando la mia non più esatta appartenenza alla categoria e ignorando di sicuro la mia profonda natura pantofolaia, piuttosto refrattaria alla folla. Gigi invece, maremmano come me in trasferta per lavoro nel capoluogo lombardo, ha parole di entusiasmo nel descrivermi la sua nuova vita quassù &#8220;perché poi, nel week-end, con un&#8217;ora di auto sei già in montagna o al mare&#8221; lasciandomi così intendere che il suo apprezzamento è rivolto soprattutto alla possibilità di pianificare delle fughe frequenti dalla grigia e snervante piattezza di questo cielo, spesso del medesimo colore denso e opaco che ha l&#8217;acqua nel secchio una volta lavati i pavimenti. Melisa, gentile e colta giornalista che nel nome sembra già riassumere la sua straordinaria e raffinata sensibilità, tenta di confortarmi con la sincera ammissione di tornare con piacere da queste parti dove ha vissuto per lungo tempo e dove ha conosciuto persone ancora oggi fondamentali nella sua vita, placando così in parte quella mia smania insensata di trovare in breve tempo nuovi amici, tarlo che si accompagna ai miei lunghi e detestabili momenti di solitudine, spesso arginati con dannose quanto consolatorie dosi massicce di cioccolato fondente. Tra questi pensieri strampalati dunque, rivolgendo a chiunque incontri quello stupido ma per me essenziale quesito &#8220;cosa ami di Milano?&#8221; mi butto già alle spalle il primo, faticoso, mese in questa città, la terza nel giro di soli cinque anni in cui mi trovi, quasi per caso, dopo Roma e Firenze, a soggiornare e a lavorare, con un preoccupante movimento ascensionale che mi fa temere di dover riscuotere un giorno la mia (magra) pensione in un qualche paese scandinavo dalle temperature rigide e dalla fioca e deprimente luce diurna, io che al contrario ho sempre sognato una serena e soleggiata vecchiaia in costume e ciabatte, in riva al mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Non che poi mi manchino i motivi per apprezzare Milano, sia chiaro: a cominciare dalla sua proverbiale ed indiscutibile efficienza, estesa, ad esempio, a tutti i mezzi pubblici, la stessa che mi fa sgranare gli occhi di fronte all&#8217;affermazione scandalizzata della signora che sbotta indignata alla fermata dell&#8217;autobus &#8220;è una vergogna, dieci minuti e ancora niente!&#8221;, io che, memore di interi pomeriggi nel resto d&#8217;Italia buttati in attesa di un qualsiasi mezzo puntuale, sarei ormai rassegnato ad ingannare quel tempo familiarizzando con gli altri speranzosi individui incontrati sotto i tabelloni degli orari. Più incomprensibile, semmai è il ritmo forsennato che tutti sembrano tenere senza batter ciglio, sin dalle prime ore del mattino, correndo letteralmente su e giù per i marciapiedi senza sosta, lo sguardo fisso verso l&#8217;infinito o in basso ipnotizzato dallo <i>smartphone</i>, come se non esistesse altro modo di spostarsi in città, che sia un tantinello più rilassato o anche solo umano. Macché, niente, avanti, si trotta, e guai a intralciare il passo altrui con un&#8217;andatura non altrettanto rapida, si rischia di essere travolti o scalzati del tutto, soprattutto nella necessaria operazione di assalto all&#8217;affollatissima scala mobile della metro, pericolosa pratica collettiva, per adeguarmi alla quale, arrivo sempre al lavoro con troppo anticipo e sono costretto a fare due giri a vuoto dell&#8217;isolato, perché di fermarsi in strada alcuni minuti, ed essere così additato come il vagabondo di turno, non se ne parla. Senza considerare poi che il mio ufficio si trova nei pressi di via Montenapoleone, in pieno quadrilatero della moda, zona pullulante di creature impeccabili e impomatate, quasi sempre vestite di nero (&#8220;te l&#8217;avevo detto di indossare solo <i>black minimal</i>!&#8221; tuona infatti la mia amica Chiara al telefono), mentre io, aggirandomi fra loro con ancora l&#8217;impronta del cuscino sullo zigomo, i miei maglioncini verde menta o rosa salotto di Barbie, le camicie a quadri da taglialegna appena stirate, sembro piuttosto un clown intrufolatosi per dispetto in un corteo funebre. E poi c&#8217;è la stramba parentesi linguistica: perché il tempo, risorsa da non sprecare mai nei propri spostamenti, pare vada risparmiata anche nel pronunciare le parole, quelle maggiori di due sillabe irrimediabilmente troncate a metà. Ho assistito dunque inerme a espressioni del tipo &#8220;sono in <i>para</i>(noia)&#8221;, &#8220;non mi fare una <i>svioli</i>(nata)&#8221;, con apoteosi finale incarnata dalla fanciulla che mi sale per sbaglio su un piede con il suo stivaletto dal tacco rinforzato e poi si scusa con un &#8220;oh, <i>mi disp</i>(iace)!&#8221; affermazione che non sono riuscito a controbattere, in parte per il dolore, ma soprattutto per la sua spiazzante incomprensibilità. Per il resto dei termini, va da sé, è preferibile accantonare l&#8217;italiano e servirsi del corrispettivo inglese, anche solo se ci si trova a parlare di <i>description</i>, <i>action</i> o qualunquealtradannatacosapurchéfiniscaini<i>tion</i>, con una predilezione per l&#8217;acronimo <i>a.s.a.p. </i>(<i>as soon as possible</i>), diffusissimo tra chi, come chiunque del resto a Milano, ha fatto della fretta la propria intima cifra stilistica. &#8220;Sei un <i>fashion blogger </i>anche tu?&#8221; mi chiede infine Maddalena, mamma, giornalista, scrittrice, professionista insomma dalla tipica propensione al <i>multitasking</i>, forse prezioso appannaggio di chi nasce e cresce lungo i Navigli, &#8220;beh, non così <i>fashion</i>, a dire il vero, il mio <i>blog </i>non ha tutto questo <i>appeal</i>!&#8221; &#8220;hai detto <i>appeal</i>? ti starai mica adattando alla parlata milanese?&#8221; Oddio, di già?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=3679</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ricomincio da MI</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=3641</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=3641#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 17:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[novità]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=3641</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;La mia impressione? Guarda, ad essere sinceri, credo proprio di non essere piaciuto. Se devo dirtela tutta, secondo me hanno già trovato qualcun altro. Si capiva chiaramente, il tono cordiale ma distaccato, le domande poi, proprio quelle di routine. No, &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=3641">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;La mia impressione? Guarda, ad essere sinceri, credo proprio di non essere piaciuto. Se devo dirtela tutta, secondo me hanno già trovato qualcun altro. Si capiva chiaramente, il tono cordiale ma distaccato, le domande poi, proprio quelle di routine. No, non c&#8217;è il minimo interesse, garantito. Ho mai sbagliato?&#8221;. Puntualmente. Cioè, sempre, in ogni circostanza, ad ogni occasione più o meno meritata, elemosinata o piovuta dal nulla, quando la mia incorreggibile strafottenza arriva a rompere gli argini del pensiero per trasformarsi in parole inutili e vanagloriose, mi illudo di aver intuito con chiarezza il proseguimento della faccenda in questione, e quasi gongolo nel mettermi poi in disparte, altezzoso, a godermi il finale, perché sicuro che si svolgerà secondo quanto scrupolosamente previsto. Cosa che infatti non accade mai. Perché l&#8217;esperienza dovrebbe avermi ormai generosamente dimostrato che non possiedo affatto quella dote portentosa chiamata sesto senso, una latente e strabiliante capacità di indovinare situazioni o decisioni future, forse il solo dono che possa rivestirci della convinzione di dominare e perfino anticipare le tattiche fumose del destino. Macché, niente, mai azzeccata una sola, per quanto insignificante, previsione, mai avuto un minimo e strafottutissimo presentimento che alla lunga si sia dimostrato il più veritiero. Come stavolta, quando, dopo l&#8217;ennesimo e poco incoraggiante (credevo) colloquio di lavoro, l&#8217;ultimo in ordine di tempo aggiuntosi alla mia lunga lista di episodi paradossali, spesso tra il demoralizzante e il tragicomico, mi sono ritrovato in una Milano insolitamente soleggiata a riassumere per telefono al mio amore quello che credevo essere l&#8217;esito dell&#8217;agognato incontro. &#8220;Un altro buco nell&#8217;acqua, pazienza. Dai, meglio così, in fondo. Ci avrebbe riscombussolato di nuovo la vita&#8221;. Inutile aggiungere che a quel colloquio ne è seguito poi un altro, a breve distanza, con tanto di amministratore delegato in persona a dissezionare il mio variopinto curriculum, a soffermarsi naturalmente sul mio allettante passato da bigliettaio museale (lasciato come ultima voce a dispetto dell&#8217;insana curiosità che ogni volta suscita) e a chiedermi soprattutto, con spiazzante franchezza &#8220;Sì, ma da grande, cosa vorrebbe fare?&#8221; (io? da grande? ma l&#8217;avrà letta bene la mia data di nascita?)</p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto inutile stare a specificare che, per il momento, ottenuto non so come quell&#8217;incarico provvisorio indicato con un altisonante quanto sibillino acronimo (&#8220;crm specialist&#8221; per l&#8217;esattezza, ma i dubbi sul suo significato ve li saprà chiarire meglio Google), mi ritrovo di nuovo a rincorrere la mia esistenza che pare aver preso una sua direzione del tutto indipendente dai miei più rilassati programmi e dal mio, mai celato, desiderio di una maggiore tranquillità. Per qualche mese dunque vivrò da solo a Milano, in un minuscolo e grazioso appartamento messomi a disposizione dalle salvifiche premure di un vecchio amico, che lo ha dotato di un paio di dettagli kitsch (l&#8217;asse da stiro leopardata, tre piramidi di lattine vuote a coronare i pensili della cucina) talmente assurdi da avermi fatto sentire subito a casa. Per non parlare del palazzo poi, forse per assonanza cromatica con il cielo mattutino di qui, dipinto della stesso tonalità di grigio piombo, ravvivato però da un lato da un curioso murales a forma di campanile che incornicia tre finestre cieche e dall&#8217;altro dal gigantesco e ipnotico cartellone pubblicitario del &#8220;più cliccato sito di incontri extraconiugali in Italia&#8221; (e qui si potrebbe aprire una parentesi su un mondo a me sconosciuto: esistono siti di incontri extraconiugali? sul serio? cioè, come funzionano, ti richiedono il certificato di matrimonio al momento dell&#8217;iscrizione?). Senza contare inoltre i penosi tentativi con cui fingo di aggirarmi con disinvoltura nella sede di lavoro, perché finché sei &#8220;quello nuovo&#8221; ti sembra di essere escluso da tutto, dalla complicità dei colleghi che ridacchiano su battute incomprensibili, del genere &#8220;no, non puoi capire, è una vecchia storia&#8221;, al semplice funzionamento della macchinetta del caffè (boh, questa lucina accesa che vorrà dire?), fino al momento in cui una gaffe ti declassa dalla qualifica di &#8220;quello nuovo&#8221; al rango disonorevole di &#8220;quello stronzo&#8221; quando provi a entrare in confidenza con la fanciulla dell&#8217;ufficio accanto e accidentalmente le dai più della sua età (&#8220;ahhahhahah, 29 anni, anch&#8217;io dico sempre così&#8230;invece ne hai, 32? 33? &#8220;no, ne ho davvero 29, forse stamani ho il viso un po&#8217; stanco&#8221; + sguardo comprensibilmente carico d&#8217;odio). Un&#8217;ulteriore occasione insomma in cui scontrarsi di nuovo, nelle prime, prevedibili, notti insonni come nelle lunghe giornate in cui vago con la testa seduto alla mia nuova scrivania, con tutte quelle paure e quelle insicurezze mai del tutto superate, con quello schiacciante disorientamento che ogni nuovo inizio si trascina immancabilmente dietro, per fortuna sempre inferiore alla mia indomita e mai accantonata, voglia di ricominciare. Anche qui, in una Milano al momento da assaggiare, più che da bere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=3641</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una certa classe&#8230;</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=3563</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=3563#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2014 09:49:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=3563</guid>
		<description><![CDATA[Da quando abbiamo scoperto, per caso, di abitare a poche curve di distanza sulla medesima stradina sconnessa che si addentra semisilenziosa in questa porzione di campagna toscana, nota soprattutto agli stranieri per essere una vecchia e pittoresca via di accesso &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=3563">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da quando abbiamo scoperto, per caso, di abitare a poche curve di distanza sulla medesima stradina sconnessa che si addentra semisilenziosa in questa porzione di campagna toscana, nota soprattutto agli stranieri per essere una vecchia e pittoresca via di accesso alla ben più famosa zona del Chianti, e a qualche conoscente con buona memoria e un discutibile gusto per il macabro, per una triste e sanguinaria vicenda del mostro di Firenze (&#8220;non dirmi che non lo sapevi?&#8221; &#8220;certo che no!&#8221; &#8220;ma non ti sei informato prima?&#8221; &#8220;perché, tu quando cerchi casa, indaghi su eventuali omicidi avvenuti nei dintorni?&#8221;), io e Chiara tentiamo di rivederci almeno due, tre volte al mese. Sottolineo tentiamo, perché tra i suoi mille impegni di donna soggiogata dai ritmi di una vita densa e organizzatissima (lavoro, marito, figlio, scuola, palestra e ancora palestra&#8230;ma come fa?) e il suo carattere simpaticamente inquieto, è tutto un continuo fare e disfare programmi, anche quando sono ormai stabiliti da tempo, il più delle volte rivoluzionati da messaggi dell&#8217;ultimo minuto, tipo &#8220;e se invece di andare lì si andasse di là?&#8221;, a cui mi trovo spesso a rispondere, sbuffando, quando sono già al volante, in arrivo nel posto precedentemente concordato, sempre lontano dal &#8220;nuovo&#8221; chilometri e chilometri. Daniele invece vive da tempo a Milano, con una compagna di cui ricordo soprattutto il piacevolissimo sorriso e due piccoli figli maschi che purtroppo non ho mai visto, uno dei quali, a suo dire, piuttosto somigliante a lui, come mi confessa nel momento più tenero della nostra recente conversazione telefonica, in cui a poco poco riconosco finalmente l&#8217;accento tipico del nostro paese farsi spazio tra la musicalità meneghina di espressioni che ancora fatico ad abbinare alla sua voce. Anche Francesca, nonostante le sue vecchie e contrarie convinzioni in proposito, è diventata genitore, per la prima volta da poche settimane, di una magnifica e in apparenza tranquilla bambina di nome Bianca, che mi trovo ad ammirare, commosso e divertito, in alcune foto che lei stessa mi ha inviato e che ne mettono in risalto, da qualunque angolazione le si guardi, due splendide guance perfettamente circolari, diventate adesso di sicuro l&#8217;attrazione principale della sua raffinata casa con le pareti rosse, in cui qualche volta ho cenato con gusto quando ancora lavoravo a Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci sono Anna e Silvia, entrambe incontrate casualmente nei giorni scorsi, per ironia della sorte proprio nello stesso punto, e che ho visto bene di sommergere subito con la mia affettuosa smania di saluti, causa di quei soliti, lunghi e strambi discorsi che spingono il mio amore, ormai rassegnato alla mia vacua e inarginabile parlantina, a piantarmi lì, con una scusa, in mezzo alla via, per venirmi a recuperare solo molto tempo dopo (e difatti io ero ancora lì a chiacchierare). C&#8217;è Guido, che sono riuscito a riconoscere nonostante fosse di spalle, con su addosso divisa e cappello da vigile urbano, e che ho tentato di distrarre con un potente colpo di clacson che ha fatto sobbalzare un&#8217;intera piazza (tranne lui) e c&#8217;è Sara, che ha invece deciso di ridurre al minimo la sua presenza su Facebook, e così mi tocca vincere la mia nota pigrizia e chiamarla di persona per comunicarle ogni volta, per prima, come faccio da anni, le novità principali della mia vita professionale. E poi ci sono gli altri, tanti altri, che vedo o sento più raramente, alcuni dei quali a dire il vero, forse non riconoscerei più o che forse (più probabile) non riuscirebbero a riconoscere me. Qualcuno che ho perduto chissà dove, qualcuno la cui complicità si è andata affievolendo col tempo, ma la cui importanza nella condivisone degli anni lontani della scuola rimane insostituibile: gli anni in cui ogni sentimento prende corpo come un&#8217;emozione gigantesca e devastante, in cui i timori sono rumori assordanti e amplificati, le paure si mischiano indissolubilmente alle aspettative, le ambizioni si fanno smisurate almeno quanto le delusioni. Ma resta la consapevolezza che essere stati una classe, al di là dei suggerimenti e dei compiti copiati, significasse soprattutto spalleggiarsi dentro, tra i banchi, per tentare di affrontare la vita fuori, quando di vita, in realtà, non ne sapevamo ancora abbastanza. E anche adesso che, in qualche caso, conosciamo poco o nulla delle nostre reciproche esistenze, della nostra diversissima e adulta quotidianità, succede che quando ci ritroviamo, siano davvero tanti i sorrisi e la soddisfazione, perché anche se le nostre strade ingarbugliate ci hanno condotto in posti lontani da quelli che avevamo un tempo immaginato, alla fine ci piace riconoscere che sì, forse, siamo stati anche capaci di combinare qualcosa di buono.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=3563</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le faremo sapere</title>
		<link>https://www.tempiguasti.it/?p=3371</link>
		<comments>https://www.tempiguasti.it/?p=3371#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2014 08:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[colloquio]]></category>
		<category><![CDATA[impiego]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tempiguasti.it/?p=3371</guid>
		<description><![CDATA[Può succedere a chiunque, in qualsiasi momento della vita. Che siate giovanissimi o 29enni bugiardi e recidivi, come me, che abbiate una preparazione formidabile e competenze assai richieste o un&#8217;affascinante quanto inutile laurea in storia del costume, come la mia, &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=3371">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Può succedere a chiunque, in qualsiasi momento della vita. Che siate giovanissimi o 29enni bugiardi e recidivi, come me, che abbiate una preparazione formidabile e competenze assai richieste o un&#8217;affascinante quanto inutile laurea in storia del costume, come la mia, lasciata a marcire in qualche cassetto della segreteria dell&#8217;Università. Che siate poco abituati agli scossoni professionali e a rimettervi in gioco ogni due, tre anni o ormai rassegnati, al pari del sottoscritto, a cercare di far fronte alle spese quotidiane con spericolati equilibrismi che richiederebbero il dono dell&#8217;ubiquità. Può succedere a chiunque, dicevo, di trovarsi improvvisamente o di nuovo senza più un lavoro e di doversi rimettere a capo chino a cercare un altro posto o un altro impiego, una sfida che può diventare ogni volta più sfiancante e temibile della precedente. Esattamente quello che sto vivendo io da qualche mese, da quando, dopo aver rifiutato con un moto di orgoglio e di incoscienza, un gratificante ma sottopagato incarico professionale svolto negli ultimi tempi, ho ricominciato a inondare il web di curriculum e proposte di collaborazione, migliaia, a cui sono arrivate risposte (poche) più o meno incoraggianti. Quella che segue è perciò la sintesi semiseria, in forma di dialogo, degli strampalati ma reali incontri con i vari personaggi che hanno dimostrato un minimo d&#8217;interesse alla mia nuova e coraggiosa richiesta di un lavoro. Buon divertimento:</p>
<p style="text-align: justify;">- Responsabile comunicazione azienda di moda: &#8220;Sarò sincero, è difficile inquadrarla all&#8217;interno di un&#8217;azienda, ha avuto tante esperienze così diverse. Il suo curriculum sì, è piuttosto interessante, però è, come dire&#8230;&#8221; &#8220;Eclettico? (boh, gli butto lì un aggettivo, magari gli è di aiuto!)&#8221; &#8220;Sì, eclettico, stavo quasi per dire schizofrenico, ma eclettico può andare. Ecco, e lei lo è?&#8221; &#8220;Schizofrenico? (ma che gli sembro matto?)&#8221; &#8220;Intendevo dire eclettico&#8221; &#8220;Ah, scusi, non avevo capito (e niente, con questo tizio non c&#8217;è proprio feeling)&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">- Responsabile comunicazione azienda di moda 2: &#8220;E mi dica, Alessandro è più veloce o più preciso?&#8221; &#8220;(ma ora perché parla di me in terza persona? e che razza di domanda è? Di sicuro è un trabocchetto, proviamo a pensarci un attimo. Però ci sto impiegando troppo tempo a rispondere, non posso mica più dirgli &#8220;veloce&#8221;, sembra quasi lo prenda in giro) Beh, direi più preciso!&#8221; &#8220;Ok, però si ricordi che anche la tempestività è importante nella comunicazione!&#8221; &#8220;Quindi avrei dovuto rispondere veloce? (lo sapevo, era un trabocchetto).</p>
<p style="text-align: justify;">- Responsabile progetti digitali agenzia eventi: &#8220;Le va di parlarmi dei suoi genitori?&#8221; &#8220;(e questa poi? mica sarò finito, senza saperlo, dallo psicoanalista? Qui c&#8217;è qualcosa che mi puzza, proviamo prima a tastare un po&#8217; il terreno) Certo. Potrei solo sapere, per curiosità, perché me lo sta chiedendo?&#8221; &#8220;Serve per valutare la sua reazione emotiva. Un&#8217;altra candidata, per esempio, alla stessa domanda mi è scoppiata in lacrime&#8221; &#8220;Ah, capisco (oddio, mica tanto). Ma non si preoccupi, non è mai successo che abbia pianto parlando dei miei. Forse, di questi tempi, è più probabile il contrario. Ma dovrebbe chiedere a loro!</p>
<p style="text-align: justify;">- Agenzia di lavoro interinale: &#8220;Vedo dal suo cv che la sua conoscenza dell&#8217;inglese è ad un buon livello. Al punto che potremmo continuare questa nostra conversazione in inglese?&#8221; &#8220;Beh, sì, se vuole (capirai, fino adesso abbiamo parlato solo delle stranezze del tempo e di quanto faccia caldo oggi)!&#8221; &#8220;Ah, no, si tratta di una semplice domanda di routine. Si figuri, io poi ho studiato francese!&#8221; &#8220;Quindi la sua valutazione del mio livello d&#8217;inglese è, diciamo così, basata sulla fiducia? (averlo saputo prima mi sarei spacciato per madrelingua!).</p>
<p style="text-align: justify;">- Agenzia di lavoro interinale 2: &#8220;Però, ha lavorato anche in tv. Ma non mi sembra di averla mai vista! &#8220;(Eh? Ho capito male. Cioè, sta pensando sul serio che comparissi davanti alle telecamere? E chi mi crede, Gerry Scotti?) Ecco, vede, lavoravo in una redazione tv. Significa che scrivevo testi e curavo dei pezzi per una piccola trasmissione, ma dietro le quinte, diciamo&#8221; &#8220;Ah, sì, infatti nel suo curriculum ha messo &#8220;redattore&#8221; &#8220;Appunto. Era quello che facevo. Sennò avrei scritto &#8220;conduttore&#8221; (o valletta. Questa però è scema forte).</p>
<p style="text-align: justify;">- Addetto comunicazione casa di produzione (via e.mail). &#8220;Gentile dott. Guasti, avremmo bisogno, per fissare un colloquio conoscitivo, anche di un suo curriculum più &#8220;motivazionale&#8221; (scritto proprio così, tra virgolette). Ad esempio, cosa l&#8217;ha spinta a cercare una collaborazione qua da noi&#8221;. &#8220;Gentile dott. Vattelappesca, direi innanzitutto la mia voglia di misurarmi in un ambiente di lavoro stimolante, la curiosità verso un&#8217;azienda qualificata come la vostra&#8230;(e giù un&#8217;intera e.mail di salamelecchi e false carinerie)&#8221;. La data del colloquio ovviamente non è mai più stata fissata. Colpa mia: forse avrei dovuto allegare anche l&#8217;ultima bolletta del gas da 634 euro. Sarebbe sembrata di certo più &#8220;motivazionale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">- Titolare studio comunicazione (via e.mail): &#8220;Gentile dott. Guasti, potrei incontrarla per un colloquio conoscitivo appena avremo terminato i lavori per un nostro cambio di sede. Mi ricontatti alla fine del mese&#8221;. Dopo un mese &#8220;potremmo fissare un giorno al mio rientro dalle ferie. Mi chiami tra due settimane&#8221;. Dopo altre due settimane &#8220;Mi dispiace, ma ho avuto un piccolo infortunio alla gamba, non so dirle quando potremmo incontrarci&#8221;. Ora, non so se quell&#8217;infortunio sia vero. Posso dire che da una parte me lo auguro tanto?</p>
<p style="text-align: justify;">- Titolare ufficio stampa: &#8220;Leggo qui che ha anche un blog. E di cosa scrive?&#8221; &#8220;E&#8217; solo un piccolo progetto personale, mi diverto a scriverci un po&#8217; di tutto, di moda, di costume, delle varie notizie che mi colpiscono e della mia vita privata. Scrivo tante cretinate, soprattutto&#8221; &#8220;Ah. Immagino che lo utilizzerà anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe&#8221; &#8220;In realtà no, finora non è mai successo. Però lo sa che mi ha appena dato un&#8217;ottima idea?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tempiguasti.it/?feed=rss2&#038;p=3371</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
