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	<title> &#187; Valentino</title>
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		<title>Ciak, si sfila!</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2015 17:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tempiguasti.it/wp-content/uploads/2015/03/resized-542015919cs00005-zoolander.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3949" alt="resized-542015919cs00005-zoolander" src="http://www.tempiguasti.it/wp-content/uploads/2015/03/resized-542015919cs00005-zoolander.jpg" width="586" height="389" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I codici della più raffinata eleganza targata Valentino c&#8217;erano tutti: quel calibrato contrasto fra bianco e nero, ad esempio, dosato con garbo in abiti lineari e lussuosi al tempo stesso, il gusto ricercato per un certo decorativismo grafico, sintetizzato in sottili nervature poste a percorrere le creazioni da cima a fondo. Senza parlare di quell&#8217;evidente e minuziosa opulenza dei particolari, come i preziosissimi accostamenti di lavorazioni in pizzo policromo, ribattezzate <i>fusion lace</i>, o l&#8217;ispirazione tratta da sontuosi modelli culturali del passato, tra cui i lavori di Emilie Louise Flöge, compagna del pittore Art Nouveau Gustav Klimt. Quella vista a Parigi negli scorsi giorni, sulle passerelle di prȇt &#8211; à &#8211; portér per il prossimo autunno/inverno è stata insomma una delle collezioni più sofisticate, riuscite, entusiasmanti, firmate dal duo creativo Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, che dal 2007 ormai svolge con successo (e fatturato) crescente il difficile compito di rendere riconoscibile e più che mai attuale lo stile della storica <em>maison</em>. A trasformarla però nell&#8217;evento mediatico maggiormente commentato, fotografato e in parte criticato, durante l&#8217;intera settimana della moda francese, ci ha pensato il divertente colpo di scena orchestrato a sorpresa sul finale: la doppia, irresistibile, uscita ancheggiante sulla passerella di Derek Zoolander e Hansel, alias Ben Stiller e Owen Wilson, i due interpreti della celebre, dissacrante e a tratti demenziale pellicola del 2001 sul mondo della moda <i>Zoolander</i> (di cui Ben Stiller è anche regista, foto allegata). Che, fra gli stessi protagonisti spesso legati a doppio filo al <i>fashion system</i> (Milla Jovovich, ad esempio), comparsate eccellenti di reali <i>celebrities</i> (come Donatella Versace o Lenny Kravitz), e soprattutto le esagerazioni di una trama assurda e sconclusionata, metteva alla berlina la vanità e l&#8217;inconsistenza di certe professioni dell&#8217;ambiente, riuscendo a suo tempo a sbancare i botteghini e a trasformarsi così in un vero e proprio <i>cult movie</i>. E che adesso si prefigge di bissare gli incassi sensazionali di allora con un attesissimo <i>sequel</i> in uscita negli Stati Uniti il prossimo 16 Marzo, per cui la recente sfida a suon di sguardi ammiccanti tra gli improbabili modelli Zoolander e Hansel, vista sulla pedana di Valentino, assume tutto il sapore di un&#8217;azzeccata promozione cinematografica, di certo più efficace di quei continui pellegrinaggi tra una trasmissione tv e l&#8217;altra a cui di frequente sono sottoposti, anche in Italia, gli attori in procinto di debuttare sul grande schermo. C&#8217;è stato, ovviamente, chi ha quasi gridato allo scandalo, per il rischio concreto di offuscare e di far passare in secondo piano, il lavoro indiscutibilmente egregio ammirato in collezione; c&#8217;è stato soprattutto chi ha sottolineato la genialità della trovata, salutandola però come l&#8217;arrivo nel brand di una nuova ventata di freschezza pop, una svolta di necessaria ironia dopo una lunga parentesi serissima. E&#8217; forse a questi ultimi che occorre invece ricordare quanto una simile, spiritosa idea possa essere ricondotta ugualmente al dna e all&#8217;immaginario di Valentino: è stato proprio lui infatti, ad interpretare spassosamente se stesso nell&#8217;altra feroce pellicola sull&#8217;universo della moda che era <i>Il diavolo veste Prada</i> del 2006, sempre lui a farsi inseguire giorno e notte, per anni, dalle telecamere, al fine di comparire con tutti i suoi umanissimi pregi e difetti in quell&#8217;interessante documentario autocelebrativo che è stato <i>The Last Emperor</i> del 2009. Sapersi prendere un po&#8217; in giro, mettersi totalmente in gioco con la propria immagine, utilizzare con furbizia e lungimiranza il linguaggio graffiante del cinema appartiene storicamente a Valentino almeno quanto la femminilità di certe sue creazioni o il suo celebre rosso (peraltro assente questa volta). Perché nella moda tutto può sempre ritornare: perfino quel briciolo di ironia, da mettere talvolta e volentieri a disposizione delle leggi del marketing.</p>
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		<title>Sfide di moda</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 11:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dVLsZ-ogEpE">Valeria Golino sfida la moda con Greenpeace &#8211; YouTube</a>.</p>
<p><object width="595" height="392" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dVLsZ-ogEpE" /><embed width="595" height="392" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/dVLsZ-ogEpE" wmode="transparent" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda suona un po&#8217; come una figuraccia. O meglio, come un&#8217;occasione sprecata per tutta l&#8217;industria della moda di svincolarsi finalmente da quell&#8217;immagine di superficialità con cui troppo spesso e troppo frettolosamente si è soliti etichettare l&#8217;intero <em>fashion system. </em>Perchè va detto una volta per tutte: non basta ribadire che la moda in realtà è una disciplina serissima, e l&#8217;occuparsene quotidianamente con (sempre più rara) professionalità, per quanto poi talvolta si concretizzi in articoli raccapriccianti del tipo &#8220;sì al tacco alto per la prossima stagione&#8221; o &#8220;il trend del giorno: graziosi abitini&#8221;, richiede invece un impegno assiduo, competenza, cultura. Non è neanche sufficiente sottolineare che si tratta pur sempre di una delle voci trainanti dell&#8217;economia nazionale, che il settore dell&#8217;abbigliamento impiega decine di migliaia di persone solo nel nostro Paese, che il <em>Made in Italy</em> infine rappresenta uno dei nostri pochi motivi di vanto nel mondo, dato che all&#8217;estero siamo sempre e solo riconosciuti nel migliore dei casi per il cibo e l&#8217;arte, nel peggiore per la mafia e per qualche politico pagliaccio. Fatto sta che per pregiudizio, snobismo, finto moralismo, la moda con tutti gli annessi e connessi, incluso il variegato universo professionale che le ruota intorno, sarà sempre tacciata di futilità. Per carità, i problemi del mondo sono altri: chi, come me, da anni affronta la dura gavetta per trasformare la propria passione per la moda in un &#8220;vero&#8221; lavoro si rende benissimo conto che svegliarsi al mattino e occuparsi di abiti è un privilegio, ci mancherebbe. Ma paternali sull&#8217;importanza e la serietà della scelta del proprio mestiere sono disposto ad accettarle solo da chi per professione salva ogni giorno vite umane. Per il resto siamo tutti sullo stesso piano: o no? Chiarito ciò, è pur vero che nel 2013, quando ormai da decenni facciamo i conti con continue problematiche ambientali e un minimo di coscienza ecologica dovrebbe essere sorta in ciascuno di noi senza dover ricorrere a continue battaglie promosse dalle numerose campagne di informazione e sensibilizzazione per la salvaguardia del nostro pianeta, stupiscono e in parte deludono i risultati della sfida al mondo della moda lanciata da Greenpeace proprio in questi giorni (<a href="http://it.thefashionduel.com/">http://it.thefashionduel.com/</a>). Si tratta dell&#8217;ennesimo appello, riassunto in un spot d&#8217;impatto diretto da Anna Negri con l&#8217;attrice Valeria Golino (sempre bellissima) come testimonial (video allegato), che la più famosa associazione di tutela dell&#8217;ambiente ha lanciato a quindici importanti <em>fashion brand</em> italiani e francesi (tra cui Prada, Dolce &amp; Gabbana, Chanel) attraverso un questionario di venticinque (scomode) domande per testare l&#8217;impegno dei suddetti marchi a proteggere e a rispettare habitat e materie prime nella produzione delle loro collezioni. Veniamo così a sapere che l&#8217;unica <em>maison </em>promossa, quella cioè che al momento attua un&#8217;efficace politica produttiva di salvaguardia ambientale contro il pericolo di deforestazione e di inquinamento da sostanze tossiche è Valentino (lode). E le altre? Un disastro: molti i <em>brand</em> che si sono rifiutati di rispondere, insufficienti, a volte drammaticamente, le misure adottate dai rimanenti. In sostanza, un&#8217;opportunità gettata via per un concreto rilancio dell&#8217;immagine della moda del mondo, che poteva invece significativamente contribuire a rafforzare l&#8217;idea della serietà e dell&#8217;importanza dell&#8217;industria stessa. E dare finalmente all&#8217;odiosa parola &#8220;lusso&#8221; quella sfumatura etica che ancora le manca.</p>
<p style="text-align: justify;">
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