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	<title> &#187; stranieri</title>
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		<title>Italiani, brava gente</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pur avendo quasi la mia stessa età, Hajib dimostra qualche anno in più (del resto, non è mica da tutti portarsi bene i propri 29 anni), ma quando comincia a parlare della sua famiglia lontana, accennando un sorriso, il suo sguardo si fa vivace e limpido come quello di un ragazzino. Ci incontriamo quasi tutte le mattine, da qualche mese a questa parte, con il sonno ancora insistente nella voce e negli occhi, alla solita fermata dell&#8217;autobus, dove qualche burlone ruba di continuo l&#8217;orario affisso (avviso: prega che non ti becchi mai), nella sconosciuta e silenziosa località toscana in cui entrambi viviamo. &#8220;Pensava tu Tunisia come me&#8221; mi disse la prima volta che dovetti vincere la mia scarsa propensione al dialogo &#8211; prossima al completo mutismo &#8211; prima delle 10, complice un eccessivo ritardo della nostra corsa, il mio cellulare perennemente scarico e la necessità di dover avvisare della mia assenza ogni minuto più certa sul lavoro. &#8220;Ah, no&#8221;, risposi, pensando &#8220;questa alle mie presunte cittadinanze mi mancava&#8221;, ed aggiunsi &#8220;tra l&#8217;altro, mai stato in Tunisia&#8221;, &#8220;neanche Hammamet?&#8221; mi domandò quindi Hajib, ma vuoi per quella mancanza di prontezza mattutina, vuoi per la sua spiazzante associazione di idee, che non voglio neanche provare a ripercorrere, riuscii solo a replicare con un&#8217;espressione del viso che deve essergli sembrata parecchio buffa, perché scoppiò a ridere, di gusto. Da allora scambiamo con piacere quattro chiacchiere, barcamendandoci tra il suo italiano da perfezionare e il mio pessimo francese, raccontandoci di progetti a lunga distanza e di piccole soddisfazioni giornaliere, oscillando tra la banalità di argomenti come il tempo grigio e la curiosità reciproca per le nostre, diversissime, vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Hajib proviene da un piccolo villaggio di pescatori vicino all&#8217;isola di Gerba, dove vivono ancora sua moglie e i suoi due figli di 3 e 5 anni, di cui spesso mi mostra orgoglioso le foto sul telefonino; torna là due, tre volte l&#8217;anno, non in aereo ma con il traghetto che parte da Civitavecchia, perché può caricarvi la macchina con i regali per i suoi bambini. E&#8217; in Italia dal 2011, ora con regolare permesso di soggiorno, e dopo aver trovato vari impieghi come muratore, facchino, pizzaiolo, adesso vende giacche di pelle in una bancarella del mercato centrale di Firenze. &#8220;Comprano solo i russi&#8221; mi disse una volta a proposito del giro di affari tra i turisti &#8220;gli altri parlano parlano ma niente soldi&#8221;. Appena ha un po&#8217; di tempo libero, Hajib visita qualche museo, consapevole dell&#8217;unicità di opere che custodisce la città in cui si trova a lavorare, per raccontarmelo poi con tono fiero il giorno seguente. &#8220;Sei mai stato sulla cupola? E a Palazzo Vecchio?&#8221; sono le sue domande tipiche, ed appena riesco ad aggiungere qualcosa sulla storia dei monumenti che l&#8217;hanno così colpito, replica &#8220;Tu bravo, dai tante risposte&#8221;. Mi diverte il suo stupore quando rifiuto gli inviti a guardare qualche partita di calcio insieme in un bar, essendo forse l&#8217;unico esemplare di maschio italico incontrato disinteressato al pallone, mi colpisce la sua gentilezza e la sua inisistenza nel volermi offrire spesso la colazione. L&#8217;altro giorno, alla solita fermata, non eravamo soli: c&#8217;era un gruppetto di signore che commentava ad alta voce i terribili fatti di cronaca di questi giorni, che hanno avuto per protagonisti dei clandestini africani. Nel generale silenzio si sono ben distinte parole come &#8220;delinquenti&#8221; &#8220;paura&#8221; &#8220;a casa loro&#8221;. Hajib non si è scomposto: si è avvicinato alle tre donne e ha detto semplicemente loro: &#8220;Fatti orribili. Ma perché italiani parlano di immigrazione solo quando c&#8217;è tragedia?&#8221;. Poi ha rivolto lo sguardo verso di me: ma stavolta, anch&#8217;io non avevo alcuna risposta.</p>
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