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	<title> &#187; Siriano</title>
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		<title>Simply blue&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2016 08:45:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Michelle Obama&#8217;s DNC speech: Key moments &#8211; YouTube. In quanto a carisma, popolarità, consensi e occasioni non ufficiali in cui sfoderare anche una naturale e travolgente simpatia, non è stata mai da meno rispetto all&#8217;altrettanto celebre e fascinoso marito, quel &#8230; <a href="https://www.tempiguasti.it/?p=4599">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Mxg6gz1tXB8">Michelle Obama&#8217;s DNC speech: Key moments &#8211; YouTube</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><object width="583" height="489" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Mxg6gz1tXB8" /><embed width="583" height="489" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Mxg6gz1tXB8" wmode="transparent" /></object></p>
<p style="text-align: justify;">In quanto a carisma, popolarità, consensi e occasioni non ufficiali in cui sfoderare anche una naturale e travolgente simpatia, non è stata mai da meno rispetto all&#8217;altrettanto celebre e fascinoso marito, quel Barack Obama entrato di diritto nella storia come primo uomo di colore alla Casa Bianca. Anzi, c&#8217;è già chi è pronto a scommettere che dopo la candidatura (e la vittoria quasi certa) di Hillary Clinton al medesimo, gravoso, ruolo di presidente degli Stati Uniti (tra l&#8217;altro mai ricoperto da una donna), adesso nel pieno della sua campagna elettorale a ridosso della scadenza del secondo mandato dello stesso Obama, la prossima a scendere in campo sarà proprio lei. Perché diciamolo subito: la tradizionale e forse superata figura di contorno di <em>first lady</em>, tutta cappellini griffati, tè da sorseggiare con capi di Stato (e relative consorti), quasi esclusivamente impegnata in attività benefiche o nel decidere la lunghezza delle siepi della residenza presidenziale, a Michelle Obama è sempre andata (per nostra fortuna) stretta. Avvocato di successo, di umili origini, un passato da attivista per i diritti civili, un presente di strenue battaglie su temi delicati come alimentazione ed ecologia, Michelle è l&#8217;incarnazione vivente dell&#8217;<em>american dream</em>: una donna in grado di guadagnarsi il proprio meritato (e smisurato) successo grazie a intelligenza, caparbietà, tenacia, lei, prima <em>first lady</em> afroamericana in un Paese ancora drammaticamente intriso di gravi pregiudizi razziali. In più è dinamica, colta, spiritosa: davanti alle telecamere mostra una disinvoltura degna delle migliori <em>anchorwomen</em>, posa su prestigiose copertine con garbo e ironia, riuscendo così ad entrare nelle grazie degli americani molto più della stessa Clinton, a cui, tante donne soprattutto, non hanno ancora perdonato l&#8217;essersi tenuta, forse per convenienza politica, un marito non particolarmente brillante (il mandato presidenziale di Bill Clinton non verrà certo ricordato per l&#8217;accortezza delle sue iniziative), per di più fedifrago. E poi c&#8217;è il fattore moda: perché Michelle ha un suo preciso e riconoscibile stile in fatto di abiti, azzarda tinte squillanti e stampe vistose, conosce bene i punti di forza del proprio corpo, come l&#8217;altezza o le spalle atletiche, esibisce fieramente tricipiti scolpiti, noto punto critico di gran parte del genere femminile passati gli anta, offuscando anche in questo campo la ben più antiquata Hillary, ancora legata a tailleurini e giacche nascondi-fianchi o a tristanzuoli foulard annodati al collo. Una discreta capacità di padroneggiare il linguaggio della moda confermata ancora una volta dall&#8217;ultima apparizione pubblica della stessa Michelle, il discorso tenuto qualche giorno fa alla Convention democratica di Filadelfia a supporto della Clinton (nel video i passaggi salienti). Sorvoliamo sul confronto impietoso con l&#8217;intervento della settimana scorsa di Melania Trump, terza e attuale moglie del <em>tycoon</em> e candidato repubblicano dal ciuffo grottesco Donald, ex modella di origini slovene, bellissima quanto impacciata nel suo abito candido e nel suo discorso (copiato in parte, come hanno sottolineato in tanti, da quello che la Obama tenne nel 2008) ripetuto con lo sguardo incollato al monitor e con la stessa spigliatezza che noialtri avevamo nel ruolo di albero di Natale alla recita scolastica. Tralasciamo il piglio autorevole e l&#8217;indubbia efficacia delle parole di Michelle, a cui del resto siamo abituati da tempo, e concentriamoci sulla scelta, studiatissima, dell&#8217;abito: quel semplice e raffinato vestito blu, dalla vita leggermente rialzata, firmato Christian Siriano, non può essere stato certo selezionato a caso, per un evento di tale risonanza. Siriano infatti, vincitore in passato del <em>reality</em> per giovani creativi <em>Project Runway</em>, stilista apertamente e orgogliosamente gay (è sposato con il produttore musicale Brad Walsh con cui si presenta, mano nella mano, ad ogni red carpet), è anche l&#8217;unico ad aver accettato pubblicamente su Twitter la sfida a vestire per la prima di <em>Ghostbuster 2</em> l&#8217;attrice di colore Leslie Jones, a suo dire snobbata dalla maggior parte delle case di moda perché non particolarmente avvenente. Il look di Michelle, firmato Siriano, è perciò una sottile e ben ponderata scelta politica: è soprattutto un segnale di apertura, parla di tolleranza, di inclusione, è profondamente &#8220;democratico&#8221; al pari del suo intenso messaggio, al pari di quegli orecchini a cerchio, vagamente afro, lieve richiamo agli schiavi neri citati nello stesso discorso. Michelle Obama è per questo, in conclusione, anche un esempio insuperabile della moda messa a servizio della comunicazione: sarà difficile che il primo <em>first gentleman</em> della storia a stelle e strisce, Bill Clinton, riesca a fare altrettanto.</p>
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