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	<title> &#187; Greenpeace</title>
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		<title>Sfide di moda</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 11:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dVLsZ-ogEpE">Valeria Golino sfida la moda con Greenpeace &#8211; YouTube</a>.</p>
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<p style="text-align: justify;">La vicenda suona un po&#8217; come una figuraccia. O meglio, come un&#8217;occasione sprecata per tutta l&#8217;industria della moda di svincolarsi finalmente da quell&#8217;immagine di superficialità con cui troppo spesso e troppo frettolosamente si è soliti etichettare l&#8217;intero <em>fashion system. </em>Perchè va detto una volta per tutte: non basta ribadire che la moda in realtà è una disciplina serissima, e l&#8217;occuparsene quotidianamente con (sempre più rara) professionalità, per quanto poi talvolta si concretizzi in articoli raccapriccianti del tipo &#8220;sì al tacco alto per la prossima stagione&#8221; o &#8220;il trend del giorno: graziosi abitini&#8221;, richiede invece un impegno assiduo, competenza, cultura. Non è neanche sufficiente sottolineare che si tratta pur sempre di una delle voci trainanti dell&#8217;economia nazionale, che il settore dell&#8217;abbigliamento impiega decine di migliaia di persone solo nel nostro Paese, che il <em>Made in Italy</em> infine rappresenta uno dei nostri pochi motivi di vanto nel mondo, dato che all&#8217;estero siamo sempre e solo riconosciuti nel migliore dei casi per il cibo e l&#8217;arte, nel peggiore per la mafia e per qualche politico pagliaccio. Fatto sta che per pregiudizio, snobismo, finto moralismo, la moda con tutti gli annessi e connessi, incluso il variegato universo professionale che le ruota intorno, sarà sempre tacciata di futilità. Per carità, i problemi del mondo sono altri: chi, come me, da anni affronta la dura gavetta per trasformare la propria passione per la moda in un &#8220;vero&#8221; lavoro si rende benissimo conto che svegliarsi al mattino e occuparsi di abiti è un privilegio, ci mancherebbe. Ma paternali sull&#8217;importanza e la serietà della scelta del proprio mestiere sono disposto ad accettarle solo da chi per professione salva ogni giorno vite umane. Per il resto siamo tutti sullo stesso piano: o no? Chiarito ciò, è pur vero che nel 2013, quando ormai da decenni facciamo i conti con continue problematiche ambientali e un minimo di coscienza ecologica dovrebbe essere sorta in ciascuno di noi senza dover ricorrere a continue battaglie promosse dalle numerose campagne di informazione e sensibilizzazione per la salvaguardia del nostro pianeta, stupiscono e in parte deludono i risultati della sfida al mondo della moda lanciata da Greenpeace proprio in questi giorni (<a href="http://it.thefashionduel.com/">http://it.thefashionduel.com/</a>). Si tratta dell&#8217;ennesimo appello, riassunto in un spot d&#8217;impatto diretto da Anna Negri con l&#8217;attrice Valeria Golino (sempre bellissima) come testimonial (video allegato), che la più famosa associazione di tutela dell&#8217;ambiente ha lanciato a quindici importanti <em>fashion brand</em> italiani e francesi (tra cui Prada, Dolce &amp; Gabbana, Chanel) attraverso un questionario di venticinque (scomode) domande per testare l&#8217;impegno dei suddetti marchi a proteggere e a rispettare habitat e materie prime nella produzione delle loro collezioni. Veniamo così a sapere che l&#8217;unica <em>maison </em>promossa, quella cioè che al momento attua un&#8217;efficace politica produttiva di salvaguardia ambientale contro il pericolo di deforestazione e di inquinamento da sostanze tossiche è Valentino (lode). E le altre? Un disastro: molti i <em>brand</em> che si sono rifiutati di rispondere, insufficienti, a volte drammaticamente, le misure adottate dai rimanenti. In sostanza, un&#8217;opportunità gettata via per un concreto rilancio dell&#8217;immagine della moda del mondo, che poteva invece significativamente contribuire a rafforzare l&#8217;idea della serietà e dell&#8217;importanza dell&#8217;industria stessa. E dare finalmente all&#8217;odiosa parola &#8220;lusso&#8221; quella sfumatura etica che ancora le manca.</p>
<p style="text-align: justify;">
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