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	<title> &#187; economia</title>
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		<title>Ma si&#8217; nato in Italy!</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Feb 2014 17:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.tempiguasti.it/wp-content/uploads/2014/02/Krizia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2534" alt="Krizia" src="http://www.tempiguasti.it/wp-content/uploads/2014/02/Krizia.jpg" width="1600" height="1061" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per anni si è parlato di lei come di una delle poche donne in grado di tenere testa, in quanto a talento e successo, all&#8217;apparente strapotere dei suoi colleghi maschi, in un periodo in cui, agli albori del <em>prêt &#8211; à &#8211; portér</em>, il mestiere di stilista sembrava quasi esclusivo appannaggio degli uomini. Per lungo tempo è stata considerata tra le personalità più colte, lungimiranti e innovative dell&#8217;intero settore della moda, lei che tra i primi, insieme a Missoni e a Walter Albini, decise di eleggere Milano, all&#8217;epoca nascente realtà industriale italiana, come vetrina ideale per la presentazione e la produzione delle sue collezioni, voltando così definitivamente le spalle a Firenze. Da un paio di giorni invece il nome di Krizia, o meglio, quell&#8217;ingegnoso pseudonimo, scovato in un dialogo di Platone sulle vanità, dietro cui si cela da sempre l&#8217;identità e l&#8217;intenso lavoro di Mariuccia Mandelli, 60 anni di attività nel <em>fashion &#8211; system</em>, un impero da circa 200 milioni di euro l&#8217;anno e centinaia di punti vendita sparsi nel mondo, dalle Antille all&#8217;estremo Oriente, ha tenuto di nuovo banco su tutti i giornali, non tanto per la coincidenza con le note settimane della moda, quanto perché si tratta (purtroppo?) dell&#8217;ultimo, eclatante caso di una prestigiosa <em>griffe</em> nazionale finita in mano di una qualche <em>holding</em> straniera (<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2014/02/24/Krizia-passa-cinesi_10138742.html">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2014/02/24/Krizia-passa-cinesi_10138742.html</a>). Ritrovandosi ad ingrossare così le fila, insieme ad altri storici marchi italiani come Gucci, Valentino, Bulgari, Fendi, Emilio Pucci, delle <em>maison</em> del lusso passate sotto il parziale o totale controllo di società estere, in grado di rivitalizzarne quotazioni in borsa e capitale, ma che, forse, in nome del profitto, ne mortificano la storia o ne sacrificano, inevitabilmente, l&#8217;identità. Considerato soprattutto che nel caso di Krizia, <em>brand</em> che in anni recenti riusciva ancora a distinguersi per scelte all&#8217;avanguardia &#8211; come la prima trasmissione di una sfilata in <em>streaming</em> sul proprio sito o l&#8217;apprezzata collaborazione con giovani designer come Alber Elbaz, Giambattista Valli, Gianluca Capannolo e Fulvio Ruggiero &#8211; non si tratta di una cessione o di un passaggio ad uno storico gruppo francese, che, almeno, in fatto di moda potrebbe vantare un&#8217;altrettanto rinomata tradizione, ma all&#8217;azienda cinese Shenzen Marisfrolg Fashion, di proprietà della fondatrice, Zhu ChonYu, che si troverebbe dunque a ricoprire il doppio ruolo di presidente e direttore creativo. Per capire davvero con quali risultati occorrerà attendere ancora un anno, quando verrà finalmente presentata la prima collezione Krizia di nuova ideazione, quella per l&#8217;autunno/inverno 2016, che ci auguriamo non stravolga del tutto la fantasia e l&#8217;arditezza tipica delle note creazioni del marchio. Alcune delle quali, come i celebri capi dai tessuti metalizzati ispirati allo skyline di New York o le copiatissime maglie raffiguranti creature feline esotiche e dirompenti come in una tela di Ligabue, pare siano state selezionate, proprio in questi giorni, per l&#8217;imminente mostra sulla storia del made in Italy in programma al Victoria and Albert Museum di Londra, <em>The Glamour of Italian fashion 1945 &#8211; 2014, </em>(<a href="http://www.vam.ac.uk/content/exhibitions/exhibition-the-glamour-of-italian-fashion-1945-2014/">http://www.vam.ac.uk/content/exhibitions/exhibition-the-glamour-of-italian-fashion-1945-2014/</a>), curata dalla storica Sonnet Stanfill, artefice di uno straordinario lavoro di ricerca tra gli archivi di numerose case di moda nazionali durato svariati anni. Il risultato è un&#8217;esposizione concepita come un viaggio articolato attraverso l&#8217;affermazione di un&#8217;industria e di un gusto ancora oggi riconosciuti a livello mondiale, dalla nascita del concetto stesso di moda italiana, alla fine del secondo dopoguerra, all&#8217;indiscusso apice del fenomeno, alla seconda metà degli anni &#8217;70 (grazie a nomi quali Giorgio Armani, Gianfranco Ferré, Gianni Versace), fino a giungere ai nostri giorni, in cui gli stilisti paiono ritornati ad una condizione di semi-anonimato, offuscati dal peso e dall&#8217;ingombro del nome stesso del brand. Sempre che, di qui al 5 Aprile, data in cui è prevista l&#8217;inaugurazione della mostra, non si aggiunga qualche altra azienda storica a quelle per cui, le parole made in Italy, come Krizia, abbiano assunto ormai solo il sapore di un glorioso e nostalgico passato.</p>
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