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	<title> &#187; Eat the Kitsch</title>
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		<title>Moda? No, grazie!</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 21:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eat the Kitsch]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tempiguasti.it/wp-content/uploads/2013/06/tumblr_mn2ehsEw3w1sr0649o1_1280.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1129" title="tumblr_mn2ehsEw3w1sr0649o1_1280" src="http://www.tempiguasti.it/wp-content/uploads/2013/06/tumblr_mn2ehsEw3w1sr0649o1_1280.jpg" alt="" width="800" height="800" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In principio fu <em>The Sartorialist </em>(<a href="http://www.thesartorialist.com/">http://www.thesartorialist.com/</a>), blog nato quasi per caso (così vuole la leggenda), nel 2005, per iniziativa del newyorkese Scott Schuman, che, armato unicamente della sua macchina fotografica, di tanta buona volontà e probabilmente di tanto tempo libero, cominciò a girovagare per le innumerevoli strade della sua città fotografando sconosciuti con un certo non so che, diciamo un gusto personale e forse apprezzabile in fatto di abbigliamento. Ne scoppiò un caso, uno dei più fortunati che la recentissima storia del web ricordi: <em>The Sartorialist </em>divenne in poco tempo (ed è tuttora), il capostipite di milioni di emuli online, il primo esempio di un&#8217;irruzione anomala, capillare e preponderante dello <em>street &#8211; style</em> nei circuiti mediatici fino ad allora un po&#8217; snobbati dalla moda ufficiale. Di più: essere fermati e fotografati da Scott Schuman &#8211; che nel frattempo raggiungeva con i suoi scatti i quattro angoli del mondo, ritraendo via via personaggi sempre meno ignoti &#8211; è divenuto, in pratica, sinonimo di consacrazione e apprezzamento del proprio stile nell&#8217;intero <em>fashion &#8211; system</em>, la riconosciuta promozione di un look tra quelli degni di essere recensiti, sia il soggetto immortalato un addetto ai lavori, una modella o un semplice imbucato alle settimane della moda (dove mr. Schuman ha nel frattempo maggiormente dirottato le sue fatiche). L&#8217;ho incontrato solo in un paio di occasioni, in quel turbinio di folla variopinta e schizofrenica che affolla le sfilate, dove talvolta avanza un invito anche per il sottoscritto (raramente, ma succede). Ricordo benissimo il continuo passargli tutt&#8217;intorno ad opera di personaggi eccentrici, per non dire bizzarri, che avrebbero dato volentieri chissà cosa pur di essere semplicemente notati dal blogger, il quale, con tutta probabilità abituato a certe bieche manifestazioni autopromozionali, pareva beatamente ignorare il 90% della folla intorno a lui. Ricordo benissimo anche altro: e cioè il suo fermo rifiuto, espresso con un sorriso gentile, per carità, ma ribadisco, con fermezza, a lasciarsi lui stesso fotografare da una mia amica, per altro inviata da un&#8217;autorevole rivista del settore, in quanto trattandosi di un evento piuttosto informale, Schuman mai e poi mai sarebbe voluto comparire su un magazine in vesti più casual. Un aneddoto a cui ho ripensato di recente, quando, decisamente divertito, ho ammirato le immagini di <em>Eat the Kitsch </em>(<a href="http://eat-the-kitsch.tumblr.com/">http://eat-the-kitsch.tumblr.com) </a>un nuovo fashion blog di ironica perfidia, nato dall&#8217;obiettivo inclemente e dalla sagace intuizione di Beatrice e Francesca, amiche con la passione per la fotografia e il pallino per il web. Capovolgendo con efficacia il principio che ha fatto il successo di Schuman, infatti, le due neoblogger si soffermano a ritrarre errori ed orrori di moda, curiosando tra comuni turisti e passanti, colti in situazioni di assoluto e completo relax, quando cioè è più facile (e dunque, per il lettore, più esilarante) scivolare sulla classica buccia di banana in fatto di look. Il risultato è una galleria caleidoscopica, surreale e spesso, ai limiti del pensabile, di colori, fantasie, abbinamenti azzardati, capi o accessori di cui avresti voluto ignorare l&#8217;esistenza. Che riesce a far sorridere, se non quando inorridire, anche chi non è propriamente un autorità in materia: a meno che non vi riconosciate tra i malcapitati ritratti. Beh, in quel caso&#8230;</p>
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