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	<title> &#187; acconciatura</title>
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		<title>Su(l)la testa!</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jan 2014 10:03:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Guasti</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tempiguasti.it/wp-content/uploads/2014/01/1006320_607014479339203_2071568231_n.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2270" alt="1006320_607014479339203_2071568231_n" src="http://www.tempiguasti.it/wp-content/uploads/2014/01/1006320_607014479339203_2071568231_n.jpg" width="960" height="717" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il clima non era dei più rilassa(n)ti, motivo per cui, a colpirmi, furono innanzitutto la sua straordinaria capacità di rimanere, in apparenza, calma e concentrata, come sembravano anche suggerire la sua voce sottile e musicale e due grandi occhi felini. Ho conosciuto Eleonora così, qualche anno fa, nella generale frenesia che di solito precede l&#8217;inaugurazione di una mostra, alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, a Firenze, dove ci siamo ritrovati a lavorare fianco a fianco, in un suggestivo laboratorio, che tra manichini sezionati, tavoli traboccanti di scatoloni e stoffe ammassate alla rinfusa, ci concedeva appena lo spazio per stringerci la mano in un &#8220;piacere&#8221; di presentazione. Io giravo tra le sale retrostanti il museo con un metro da sarta al collo, una buona dose di ansia nel petto, per il timore di non riuscire a concludere il mio lavoro, e con in mano una bretella metallica proveniente da un magnifico abito da sera di Gianfranco Ferrè, che non si capiva dove andasse esattamente posizionata. Lei, con la cura e la delicatezza necessarie, stava rinforzando e riposizionando la fodera originale, di un ipnotico color bronzo, ad una cappa anni &#8217;20 di Lanvin, pezzo che per rarità e prestigio occorreva maneggiare con quella devozione in genere riservata alle reliquie. Per nulla intimorita dalla gravità del suo compito e dal mio sgurado ammirato e fisso, che riservo, stupito, a chi si distingue in quanto a talento pratico, Eleonora continuava a cucire lentamente facendo scivolare a poco a poco il tessuto sotto l&#8217;abilità delle sue dita, aprendosi spesso in un sorriso rassicurante che mi alleggerì il resto della giornata. La stessa leggerezza di cui, soprattutto in inverno, ho un forsennato bisogno e che mi obbliga, appena posso, ad andarla a trovare in quell&#8217;angolo di accogliente creatività che lei stessa si è ritagliata, con lungimiranza e determinazione, in una delle vie di Firenze a più alta densità di presenza artigianale, e che è riuscita comunque ad abbellire con la semplice piacevolezza delle sue idee.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché varcare la soglia dell&#8217;Eleolab (<a href="https://www.facebook.com/eleoLab?fref=ts">https://www.facebook.com/eleoLab?fref=ts</a> <a href="https://twitter.com/eleoLab">https://twitter.com/eleoLab</a>) come ha ribattezzato, ormai quasi tre anni fa, il suo primo e coloratissimo negozio/atelier, significa lasciarsi alle spalle il grigiore cittadino per immergersi nell&#8217;ironia già visibile nei fili d&#8217;erba e nei fiori che compongono lo zerbino all&#8217;ingresso, nel simpatico cartello scritto a mano &#8220;Un caffè e torno&#8221; (con tanto di freccia ad indicare il bar accanto), nella indiscussa abilità di confezionare mini &#8211; abiti per bambini che sembrano galleggiare sospesi in vetrina. Ma c&#8217;è molto di più: la singolare storia professionale di Eleonora, ad esempio, di cui si sono già accorti stampa e tv nazionali ( <a href="http://www.youtube.com/watch?v=v-yY3Gyq11Y">http://www.youtube.com/watch?v=v-yY3Gyq11Y</a> ) che ne hanno fatto l&#8217;emblema di chi, in tempo di crisi, è riuscito ad &#8220;inventarsi&#8221; un mestiere per riuscire a rimanere a galla. &#8220;In realtà non ho inventato nulla&#8221; mi confessa Eleonora, con sincera modestia, lei che forte di una laurea in costume per lo spettacolo e di varie collaborazioni per lo studio e la catalogazione di accessori, ha rilevato (ed è proprio il caso di dirlo) i &#8220;ferri&#8221; del mestiere di un&#8217;attività in estinzione, quella di fiorista, per poi traghettarla nel terzo millennio. Stampi e utensili metallici, alcuni fuori produzione da oltre quarant&#8217;anni, che ha imparato a padroneggiare con invidiabile maestria e di cui tutt&#8217;oggi si serve per ritagliare e comporre le singole parti, come petali o foglie, in seta o altri materiali, alla base delle sue straordinarie e originalissime creazioni. Acconciature soprattutto, che le permettono un tocco di mirata stravaganza (&#8220;me ne hanno chieste anche di forme più insolite&#8221; ammette ridendo &#8220;cuori, bocche, scatole di cioccolatini. Ogni volta una sfida e un divertimento&#8221;) ma anche cappellini, borse, abbigliamento intimo e il progetto, in fase di realizzazione, di una mini &#8211; linea di soli abiti femminili. Senza tralasciare il lato &#8220;tecnologico&#8221;, il guardare cioè alle potenzialità di trasformazione offerte dagli stessi tessuti, il poter sperimentare la propria creatività su oggetti di uso più quotidiano (&#8220;avevo personalizzato la mia cover del cellulare, me l&#8217;hanno richiesta in tantissimi&#8221;), il servirsi delle piattaforme online per promuoversi, anche a livello internazionale, con maggiore incisività. L&#8217;unica domanda a cui non sa trovare una risposta Eleonora è quella già rivoltale (anche dal sottoscritto) in passato e che si scontra con la difficoltà di trovare un termine preciso per descrivere il proprio lavoro. &#8220;Invidio chi sa con certezza cosa fa. Io preferisco lasciare in sospeso la voce &#8220;professione&#8221;. Perché Eleonora è un&#8217;artista, aggiungiamo noi. Che forse fa ancora fatica ad ammetterlo.</p>
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